RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE

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Messaggio  In The Main il Dom Feb 20, 2011 7:37 pm

IN LIBIA È STRAGE: DOLORE E URLA NEI VIDEO AMATORIALI
BENGASI (LIBIA) - La rivolta in Libia si fa sempre più accesa, e mentre i media locali vengono bloccati o quanto meno ostacolati, il Web si mostra ancora una volta come la chiave per la libera informazione. Infatti è proprio grazie a Internet che i molti filmati di violenze e aggressioni riescono a divenire pubblici, grazie al tam-tam che avviene in Rete. Ogni giorno decine di video amatoriali vengono caricati su Youtube o altri siti di video sharing, mostrando al mondo quello che sta davvero succedendo nelle strade di Bengasi, dove la protesta contro il leader Gheddafi diventa sempre più simile ad una strage. Fin ora i deceduti sono circa 285, tra civili e non, uccisi dai militari o dai mercenari di Gheddafi.



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Messaggio  In The Main il Dom Feb 20, 2011 7:39 pm

LIBIA, UE CONTRO GHEDDAFI:
"FERMARE SUBITO LE VIOLENZE"
A BENGASI 285 MORTI


TRIPOLI - L'Unione europea chiede alle autorità libiche di fermare «subito» le violenze contro i manifestanti. Lo ha detto l'alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, al suo arrivo al Consiglio esteri.

GHEDDAFI CONTRO L'UE Se l'Unione Europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso nei Paesi del Nord Africa e in particolare in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori: è questa la «minaccia» arrivata alla presidenza ungherese di turno della Ue da parte delle autorità libiche. La minaccia delle autorità libiche è stata resa nota giovedì scorso all'ambasciatore ungherese a Tripoli. L'Ungheria detiene la presidenza del semestre europeo. «Il nostro ambasciatore è stato convocato giovedì a Tripoli e gli è stato detto che se l'Unione europea non smetterà di sostenere i manifestanti, la Libia interromperà gli accordi di cooperazione sull'immigrazione» illegale, ha riferito il portavoce della presidenza, Gergely Polner. Lo stesso messaggio «è stato poi trasmesso agli altri rappresentanti europei a Tripoli», ha aggiunto il portavoce, precisando che le autorità libiche hanno voluto in questo modo esprimere la loro insoddisfazione per le dichiarazioni giunte dall'Europa. In particolare per le dichiarazioni fatte mercoledì dall'alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton, con le quali si invitava Tripoli ad ascoltare la voce del popolo e, soprattutto, ad evitare qualsiasi forma di violenza.

GLI ITALIANI: «SPARI CONTRO I RIBELLI» Bengasi continua a bruciare e i disordini si allargano a città come Zauia, finora fuori dalla mappa della rivolta anti-Gheddafi. E se a Tripoli, per ora, succede poco, la zona di Zauia è vicina (50 chilometri) in maniera preoccupante alla capitale libica. È la foto che emerge dalle testimonianze degli italiani che lavorano nel Paese e di quelli che se ne sono appena andati, mentre dalla Farnesina arriva il no tassativo ai viaggi in Cirenaica. Nei dintorni di Bengasi la morte è arrivata anche dal cielo: ieri pomeriggio elicotteri hanno sorvolato i centri di Aguria e Beda uccidendo a colpi di mitragliatrice svariate persone, tra loro anche dei bambini, ha riferito all'ANSA un italiano che lavora in Libia e che, a sua volta, è stato informato dei fatti dalla guardia libica che lo scorta in questi giorni per arrivare incolume all'impresa dove lavora, a Derna, 350 chilometri da Bengasi. E a Zauia, tra le più importanti città libiche, fino a ieri tranquilla, oggi si è accesa la protesta. «C'è stata una manifestazione, sono stati lanciati lacrimogeni e sono stati sparati anche colpi di arma da fuoco. C'è tensione, e questa è una novità assoluta per questa città», afferma un responsabile della Pascucci e Vannucci, azienda di Macerata Feltria (Pesaro) che sta costruendo a Zauia uno ospedale da 550 posti letto. Sentito al telefono dall'ANSA, racconta che il cantiere, oggi, «e» stato chiuso per motivi di sicurezza alle 15:00, con un paio d'ore d'anticipo rispetto all'orario solito. E domani, come ci ha consigliato il consolato italiano, abbiamo deciso di non lavorare«. I sette italiani che si trovavano nel cantiere sono comunque tornati nel pomeriggio a Tripoli senza problemi. In ogni caso, spiega il dirigente, »i biglietti per un eventuale rientro in Italia sono pronti e siamo in costante contatto con l'ambasciata«.»La capitale libica in questo momento è assolutamente tranquilla e c'è meno polizia del solito - aggiunge - ma certo, il fatto che i disordini siano arrivati fino a Zauia, così vicino alla capitale, un pò ci preoccupa«. La notte scorsa invece, a Tripoli, sono stati uditi anche colpi d'arma da fuoco, secondo le testimonianze di alcuni connazionali rientrati oggi in Italia con un volo di linea dell'Afriqiyah Airways, atterrato dopo mezzogiorno all'aeroporto di Fiumicimo. »Già venerdì sera - ha raccontato Renzo Pellizzari, di Udine, che per due mesi ha lavorato a Tripoli per una ditta ferroviaria governativa - abbiamo udito dall'albergo in cui alloggiavamo, situato poco distante dalla Piazza Verde, colpi d'arma da fuoco esplosi in strada e ben distinti dai fuochi d'artificio. La cosa si è poi ripetuta anche ieri in piena notte«. Così »stamattina abbiamo fatto le valigie e siamo partiti da Tripoli per far ritorno in Italia«. Intanto, in considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina - nell'ultimo 'warning' sul sito della tifoandria.forumattivo.comviaggiaresicuri.it, diffuso oggi - »sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione«.(

285 VITTIME Fonti mediche citate dal sito 'Lybia al Youm' affermano che sono 285 le persone rimaste uccise a Bengasi durante gli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine. Secondo un attivista , Mohamed Nabus, sono 258 i corpi all'obitorio dell'ospedale al Galaa della città. Questi i principali fatti della giornata:

FARNESINA VIETA I VIAGGI considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina «sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione». Recita così l'ultimo avviso particolare sulla Libia pubblicato oggi sul sito della Farnesina viaggiare sicuri.

L'APPELLO DEI MEDICI Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello attraverso il sito Lybia Al Youm perchè dicono di non essere più in grado di gestire i feriti che stanno affluendo. Nell'appello chiedono medici, sangue, attrezzature e se possibile aprire ospedali da campo.

CONFRONTO TRA I MINISTRI UE Gli ultimi sviluppi della rivolta in Libia saranno al centro di una discussione, stasera a Bruxelles, tra i ministri degli Esteri della Ue, in una sessione di lavoro dedicata a tutta la crisi dei paesi del nord Africa. La riunione, alla quale per l'Italia partecipa il ministro degli Esteri Franco Frattini, servirà a mettere a punto la risposta europea in termini di assistenza e di politica estera nei confronti dell'area mediorientale, sconvolta dalle rivolte popolari. Il confronto proseguirà domani. Da martedì sono previste missioni di leader europei nella regione, in particolare quella dell'alto rappresentante della politica estera Catherine Ashton martedì in Egitto, dove si recherà anche Frattini.

MILITARI IN OSTAGGIO Un «gruppo di estremisti islamici» ha preso in ostaggio membri delle forze di sicurezza e civili ad Al Baida, città dell'est della Libia, teatro nei giorni scorsi di sanguinosi scontri. Lo ha reso noto un alto responsabile libico, coperto dall'anonimato. «Un gruppo di estremisti islamici, che si fa chiamare 'l'emirato islamico di Barka', (vecchio nome di una regione della Cirenaica, nell'est), tiene in ostaggio elementi dei servizi di sicurezza e cittadini». Il sequestro è avvenuto «durante gli scontri degli ultimi giorni», ha aggiunto la fonte. Il gruppo terroristico «per non uccidere gli ostaggi domanda la fine dell'assedio imposto dalle forze dell'ordine», conclude il responsabile.

CATTURATI TRENTA MILITARI «Siamo riusciti a catturare un gruppo di 30 soldati inviati in città contro i manifestanti». È quanto ha affermato Miftah Saleh, uno dei manifestanti della città di Shahat, nei dintorni di al-Bayda, in un collegamento con la tv araba 'al-Jazeerà. «Abbiamo catturato un gruppo di soldati ed ora anche noi manifestanti siamo armati - ha affermato - li hanno fatti giungere nella zona con un aereo atterrato nell'aeroporto locale. Sono in buona parte mercenari stranieri inviati per reprimerci e tra loro ci sono soldati del Ciad, della Nigeria, della Tunisia e dell'Algeria».

ARMI PESANTI SULLA FOLLA «I militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino». È quanto denuncia il sito informativo libico 'Libya al-Youm', secondo il quale «ci sono giunte notizie da nostre fonti secondo le quali la brigata responsabile della sicurezza in città, al-Fadil Abu Omar, abbia usato contro i manifestanti razzi Rpg e armi anti-carro». La stessa fonte ricorda che «i giovani non posseggono armi di questo tipo o comunque che siano in grado di rispondere a questa forza di fuoco».

OSPEDALI IN EMERGENZA SANGUE Gli ospedali della città libica di Bengasi hanno lanciato un appello affinchè la popolazione corra in loro aiuto a causa delle drammatiche condizioni in cui si trovano a operare. Con un comunicato pubblicato dal sito 'Libya al-Youm', gli ospedali della città libica chiedono medicine e donazioni di sangue, di qualsiasi gruppo sanguigno. «Chiunque abbia la possibilità ci aiuti fornendoci medicine ed attrezzature mediche - si legge - chiediamo anche a chi ne ha le possibilità di dare vita a ambulatori di fortuna in città per prestare soccorso ai tanti che in queste ore ne hanno bisogno».


video: http://tifoandria.forumattivo.comtifoandria.forumattivo.comleggo.it/video.php?id_news=107730&idv=8349

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Messaggio  fidelis277 il Dom Feb 20, 2011 7:41 pm

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Messaggio  In The Main il Dom Feb 20, 2011 7:43 pm

LIBIA, AFRICANO IN DIVISA UCCISO IN STRADA
BENGASI - Un video molto lungo (oltre otto minuti) che è da considerare come un riassunto filmato delle proteste contro il regime di Muammar Gheddafi. Manifestazioni represse con la violenza e con il sangue in queste ore. Le immagini presenti sono state realizzate dai giovani di Tripoli e di Bengasi. L'obiettivo è provare che gli agenti della sicurezza usati per reprimere le proteste di questi giorni sarebbero cittadini di paesi dell'Africa sub-sahariana, usati come mercenari (in arabo 'Murtazaqa'). In uno di questi filmati i manifestanti mostrano con chiarezza un uomo di colore che indossa una divisa da poliziotto morto pochi minuti prima negli scontri a Bengasi. La telecamera riprende da vicino il cadavere di questo agente ferito a morte che viene portato in un cortile e lasciato in terra. Testimoni oculari hanno rivelato alla tv satellitare 'al-Arabiya' che almeno quattro aerei militari sono partiti tre giorni fa dal Benin alla volta dell'aeroporto di Bengasi per portare questi uomini provenienti da diversi paesi africani. I testimoni sostengono che molti di loro non parlano arabo e che alcuni parlano francese. Molti di questi militari sarebbero stati già schierati nei quartieri di Tripoli.



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Messaggio  NETIUM il Dom Feb 20, 2011 7:48 pm

prevedo per berlusconi la stessa fine di craxi...
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Messaggio  Riccardo il Dom Feb 20, 2011 11:35 pm

Duri scontri a Tripoli. Ue-Usa: 'Stop violenze'
Spari nella capitale, folla nelle strade. Figlio di Gheddafi parlerà al Paese nelle prossime ore
21 febbraio, 00:02

Sale il bilancio delle vittime degli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine in Libia. 285 solo a Bengasi, secondo fonti mediche. Da Usa e Ue arriva la richiesta di fermare subito le violenze. Ma Tripoli minaccia l'Unione europea: stop alla cooperazione sull'immigrazione se non cessa il sostegno alla rivolta. Frattini: siamo preoccupati dalle possibili conseguenze sui flussi migratori. La Russa: su Gheddafi non avrei usato la parola 'disturbare'. La Farnesina sconsiglia i viaggi in Cirenaica.
Intanto nelle prossime ore è atteso un discorso alla nazione di Seif al-Islam, figlio secondogenito del leader libico Gheddafi. Scontri violenti fra migliaia di manifestanti dell'opposizione e sostenitori del regime di Gheddafi sono in corso a Tripoli. Spari si sono uditi nelle strade.

UNITA' MILITARE CON RIVOLTOSI, BENGASI 'LIBERATA' - Due residenti della città - il dottor Habib al-Obaidi, capo della terapia intensiva all'ospedale Al-Jalae, e l'avvocato Mohammed al-Mana - hanno raccontato per telefono che i militari hanno detto di aver cambiato campo e di avere sconfitto i reparti fedeli a Gheddafi. Ora la città è "liberata". "Ci stanno dicendo che sconfitto la Guardia Pretoriana e che si sono uniti al popolo in rivolta", ha raccontato al-Mana.
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Messaggio  In The Main il Lun Feb 21, 2011 10:46 am

Il figlio di Gheddafi: "Useremo le armi"Saif al-Islam, il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, si sta rivolgendo al Paese con un discorso sulla Tv di Stato. L'uomo ha detto che è in atto un "complotto" contro il suo Paese da parte di un non meglio precisato "movimento separatista" e ha negato l'esistenza di centinaia di morti negli scontri. "La Libia non è la Tunisia o l'Egitto - ha aggiunto -. Ricorreremo alle armi e piangeremo centinaia di migliaia di morti".

Usa: pensiamo a risposte appropriate
Gli Stati Uniti stanno valutando "tutte le azioni appropriate" in risposta alla violenta repressione delle manifestazioni in Libia. La Casa Bianca ha analizzato le dichiarazioni fatte in tv dal figlio leader libico Muammar Gheddafi, per vedere se ci siano prospettive di una riforma significativa. Lo rende noto un funzionario Usa. Il presidente Barack Obama, spiega la fonte, viene costantemente informato della situazione in Libia.

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Messaggio  In The Main il Lun Feb 21, 2011 9:31 pm

Bombe sui manifestanti. Berlusconi: no a violenza
Al Jazira: 250 morti in raid a Tripoli. Condanna Onu-Ue. Chiuso spazio aereo su capitale libica


Libia in fiamme e la rivolta contro il governo ora non risparmia neanche Tripoli. Il bilancio delle vittime stimato da Human Rights Watch è arrivato a quota 233.
Intanto i leader islamici sostengono che ribellarsi contro l'attuale leadership è dovere divino di ciascuno. Giallo sulle sorti di Gheddafi, smentito un suo arrivo in Venezuela. Condanna di Onu e Ue: stop all'uso della forza. Berlusconi: inaccettabile violenza. Frattini: siamo sull'orlo della guerra civile. Ma il regime non si ferma.
Secondo al Jazira le forze aeree hanno bombardato la folla che a Tripoli partecipava ai funerali delle vittime degli scontri, causando 250 morti. Allerta massimo in tutte le basi aeree italiane, dopo l'atterraggio a Malta di due caccia. E nella capitale libica lo spazio aereo è stato chiuso fino a nuovo ordine. Lo riferisce il portavoce dell'esercito austriaco.
In corso evacuazione stranieri: gli italiani in Libia sono 1.500, primi rimpatri.

BERLUSCONI, INACCETTABILE VIOLENZA SU CIVILI - Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "segue con estrema attenzione e preoccupazione l'evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Il Presidente Berlusconi è allarmato per l'aggravarsi degli scontri e per l'uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L'Unione Europea e la Comunità internazionale - si legge in una nota - dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l'integrità e stabilità del Paese e dell'intera regione".

ALLERTATI CACCIA TRAPANI E GIOIA COLLE - Allertati al "massimo livello di prontezza" gli Stormi dell'Aeronautica militare di Trapani e Gioia del Colle (Bari), da cui partono i caccia che hanno il compito di intercettare velivoli entrati senza autorizzazione nello spazio aereo nazionale. E' quanto fanno sapere all'Aeronautica. Dopo gli aerei libici atterrati nel pomeriggio a Malta, sono state dunque innalzate le misure per la difesa aerea italiana. Sia da Gioia del Colle (con gli Eurofighter) che da Trapani (con gli F16), tutti gli equipaggi sono così pronti a decollare immediatamente, se necessario, per neutralizzare eventuali minacce aeree. Ulteriori misure potranno essere valutate nel prossimo futuro a seconda dell'evoluzione del rischio.

"Il livello di attenzione degli aeroporti e dell base aeree può essere modificato, e quindi innalzato, a discrezione del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Questo è stato fatto, ma non è nulla di più di quanto avviene per casi meno eclatanti". Lo ha detto ad Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale, il ministro della difesa Ignazio La Russa.
"Abbiamo predisposto l'invio di una piccola unità logistica in Libia, ha detto La Russa - nelle prossime ore avremo una riunione interministeriale con Maroni e Frattini". "Ove fosse necessario siamo pronti ad affrontare il problema" del rimpatrio degli italiani dalla Libia, "ma al momento non è previsto un rimpatrio coatto dei nostri connazionali". Ha sottolineato La Russa.

Anche la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata, ha aggiunto il ministro della Difesa.

FARNESINA, PRIMO VOLO SPECIALE RIMPATRI - Nella mattinata partirà per Tripoli un primo volo speciale, concordato con la Farnesina, che si affiancherà ai voli di linea previsti per il rientro dei connazionali. Lo si è appreso alla Farnesina dove si conferma che è in via di attivazione un piano di rimpatri degli italiani in Tripolitania, gestito in coordinamento con l'Alitalia, per consentire in tempi quando più rapidi il rientro dei connazionali che stanno confluendo gradualmente all'aeroporto della Capitale libica. La prospettiva è completare con la massima rapidità consentita il rientro dei connazionali che intendono lasciare il Paese.

VICE-AMBASCIATORE TRIPOLI ALL'ONU,'E' GENOCIDIO' - Il vice-ambasciatore libico all'Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" perpetrato dal regime di Tripoli e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su TRipoli. Lo riferisce la Bbc nel suo sito internet. Secondo l'emittente britannica l'intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un'azione internazionale.

SEIF AL ISLAM ORDINA INCHIESTA SU VIOLENZE - Seif al-Islam, uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, ha ordinato la costituzione di una commissione d'inchiesta sulle violenze, capeggiata da un giudice libico e con la partecipazione di organizzazioni libiche e straniere che si battono per i diritti umani. Lo riferisce la tv di stato libica, secondo al Bbc online.

CAOS ALL'AEROPORTO DI TRIPOLI PER ESODO STRANIERI - All'aeroporto di Tripoli da stamane é il caos più totale. Centinaia di stranieri in attesa di lasciare il paese dopo che la rivolta popolare ha raggiunto Tripoli, dove stanotte "é stato terribile, spari da tutte le parti e una fiumana di gente per le strade anche dei quartieri residenziali", ha detto all'ANSA Albert C., direttore di una società francese raggiunto per telefono all'aeroporto. "Sto cercando di far partire una quarantina di dipendenti con le famiglie", ha aggiunto, "ma qua è un disastro, gli aerei non bastano". Un giovane italiano che lavora nella società di famiglia a Tripoli è riuscito a partire dopo una lunga attesa, perché, protesta con l'ANSA, "ho dovuto lasciare il posto ad alcuni diplomatici, mi hanno fatto slittare di almeno 14 posizioni nella lista...una vergogna".

1.500 GLI ITALIANI, FARNESINA CONSIGLIA DI PARTIRE
- Gli italiani che vivono "stabilmente" in Libia sono 1.500 e la Farnesina e l'ambasciata "stanno consigliando di partire" con voli commerciali. Lo riferiscono a Bruxelles fonti della Farnesina, precisando che "al momento l'Italia non prevede un piano di evacuazione". Dei 1500 italiani che vivono stabilmente in Libia, 500 sono dipendenti di grandi imprese italiane. Pochissime unità vivono a Bengasi, la stragrande maggioranza è concentrata a Tripoli. "L'ambasciata italiana sta consigliando di partire, attraverso i voli Alitalia che sono ancora operativi", hanno riferito le fonti. "Chi vuole partire, con l'assistenza della nostra ambasciata, può partire. Tutte le opzioni sono allo studio, incluso un'intensificazione dei voli Alitalia", hanno aggiunto le fonti.

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Messaggio  fidelis277 il Mar Feb 22, 2011 12:45 am

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Messaggio  In The Main il Mar Feb 22, 2011 4:49 pm

"GHEDDAFI, LA RABBIA IN TV:
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"

TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.

NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.

MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».

FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.

SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».

BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.

AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI
Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.

FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia

CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».

600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.


FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».

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Messaggio  andrisano il Mar Feb 22, 2011 5:17 pm

[quote="In The Main"]"GHEDDAFI, LA RABBIA IN TV:
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"

TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.

NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.

MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».

FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.

SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».

BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.

AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI
Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.

FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia

CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».

600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.


FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».

Shocked Shocked Shocked Shocked Shocked Shocked
è proprio un cazzaro come a berlusconi, ma questo non mi sorprende visto il rapporto di amicizia tra i due!!!
ben alì, mubarak, gheddafi....silvio!
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Messaggio  In The Main il Mer Feb 23, 2011 11:29 am

LIBIA, MUOIONO ANCHE I BIMBI:
SU YOUTUBE IL VIDEO CHOC

TRIPOLI - Disperazione in Libia, dove a fare le spese delle proteste e dei bombardamenti sui civili sono, naturalmente, anche i bambini. Circola su Internet un video choc in cui, purtroppo, alcuni adulti cercano di salvare la vita ad un piccolo innocente. Intanto, secondo le stime ufficili i morti sono 300, mentre fonti non confermate parlano di almeno 1000 morti dall'inizio delle proteste.



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Messaggio  Riccardo il Mer Feb 23, 2011 3:54 pm

Libia, raid sulla folla: 250 vittime.


Tripoli - (Adnkronos/Aki/Ign) - Un milione in piazza nella capitale, la polizia spara sui dimostranti. A fuoco i palazzi del potere, la sede della tv di Stato, stazioni di polizia e diversi edifici pubblici.Ambasciatore all'Onu: genocidio La diretta di al Jazeera. Si dimette il ministro della giustizia. Ban ki moon telefona a Gheddafi. Allertata la difesa aerea italiana. Berlusconi: violenza inaccettabile. Eni rimpatria dipendenti non operativi e tutti i familiari. Sul web i video delle proteste soffocate nel sangue. Aumenta il prezzo del petrolio per i disordini. Partecipa al Forum. Yemen, ancora proteste in piazza. Algeria, corteo di studenti represso nel sangue .
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Messaggio  Riccardo il Mer Feb 23, 2011 4:00 pm

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Messaggio  Riccardo il Mer Feb 23, 2011 4:06 pm

Libia, "mille i morti".

Tripoli, 22 feb. (Adnkronos/Ign) - Sarebbero oltre mille i manifestanti uccisi in Libia nel corso delle proteste contro il leader Muammar Gheddafi. E' quanto riferisce l'emittente satellitare al-Arabiya, che cita fonti dell'opposizione.

Continuano le violenze contro i manifestanti. All'alba di oggi gli aerei militari sono tornati a bombardare le centinaia di migliai di persone pro-democrazia riunite in piazza a Tripoli. I primi raid aerei contro la folla risalgono a ieri sera.

Anche i battaglioni della sicurezza libica, fedeli al rais, hanno nuovamente aperto il fuoco oggi contro i manifestanti a Tripoli. Secondo quanto riferisce 'al-Jazeera', le violenze sono avvenute nel quartiere di Fashlun, alla periferia della città, che ieri è stata obiettivo dei raid dei caccia militari libici insieme al sobborgo di Tajura.

Secondo Muhammad Abdellah, vice presidente del gruppo di opposizione Fronte di salvevzza libico, "a Tripoli ci sono due quartieri dove molti cadaveri sono ancora in strada". Secondo l'oppositore, "il regime di Muammar Gheddafi controlla solo Tripoli, in questo momento lo scontro è in corso solo in quella zona. La maggior parte delle città del Paese sono in mano ai manifestanti, aiutati dall'esercito che si è rivoltato contro il regime. Ora si combatte solo nella capitale dove i manifestanti vengono attaccati".

Facendo il punto della situazione in Libia, l'oppositore spiega che "riguardo le città di Tobrik e Kafra entrambe sono sotto il controllo dei manifestanti del gruppo '17 febbraio', la situazione è tranquilla anche a Misurata e nella città di Bani Walid, controllata dalla tribù di Warfalla che ieri si è rivoltata contro Gheddafi. Non abbiamo invece notizie certe su quanto sta accadendo a Sirte, città considerata la roccaforte del colonnello".

Anche a Bengasi gli abitanti hanno preso il controllo della città, riferisce alla Bbc un medico locale, Ahmad Bin Tahir. ''Qui non c'è più la presenza dello Stato - ha detto Bin Tahir - Non c'è polizia, non c'è esercito, non ci sono figure pubbliche''. Quello che invece governa a Bengasi è ''il popolo, che si è organizzato per riportare l'ordine. Sono stati formati comitati per governare la città''.

Diversi militari e politici, tra cui il ministro dell'Interno Abed Al-Fatah Yuni, sono passati dalla parte dei manifestanti. Ma proprio per limitare i danni alla vigilia della rivolta Gheddafi avrebbe fatto eliminare i vertici dell'esercito, uccidendo molti ufficiali che credeva potessero rivoltarsi contro di lui, sostiene l'ufficiale dell'aereonautica militare libica, Qasim Najiya ai microfoni di 'al-Jazeera'. L'ufficiale ha inoltre chiesto ai manifestanti "di occupare tutti gli aeroporti per bloccare Gheddafi". L'ultimo ad aver girato le spalle al colonnello è il generale Abdelhilam Hussein. Prima di lui aveva abbandonato il regime anche il generale al-Mahdi al-Arabi, che ha diffuso un comunicato per chiedere a tutti i militari di passare con i manifestanti.

Al-Fatah Yunis, secondo quanto riporta al Jazeera, ha chiesto alle forze armate di "unirsi al popolo e venire incontro alla richiesta della popolazione". La dichiarazione con cui il ministro afferma di essere passato con i ribelli del ministro arriva dopo che oggi nel suo discorso alla nazione Gheddafi aveva detto che il ministro sarebbe stato ucciso nei giorni scorsi a Bengasi.

L'Alto commisario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha chiesto dal canto suo che si svolga una ''inchiesta internazionale indipendente'' sugli attacchi che il governo Gheddafi ha sferrato contro i manifestanti, dicendo che tale repressione potrebbe rientrare tra i crimini contro l'umanità. In un comunicato, la Pillay ha detto che ''gli attacchi sistematici contro la popolazione civile potrebbero essere assimilati ai crimini contro l'umanità''. L'Alto commissario ha quindi chiesto che vengano ''fermate immediatamente le gravi violazioni dei diritti dell'uomo commesse dalle autorità libiche''.

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Messaggio  Riccardo il Mer Feb 23, 2011 4:13 pm

Tripoli, decine di fosse comuni scavate sulla spiaggia

ultimo aggiornamento: 23 febbraio, ore 15:15
Tripoli, 23 feb. (Ign) - Sono decine e decine le fosse scavate sulla spiaggia di Tripoli per seppellire le vittime, più di mille secondo alcune fonti, degli scontri in Libia. A mostrare le immagini è un video amatoriale girato ieri a Tripoli e diffuso da 'Onedayonearth'. Il filmato mostra le fosse allineate e tanti uomini al lavoro

http://tifoandria.forumattivo.comtifoandria.forumattivo.comadnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Dalle-linee-elettriche-arriva-un-contributo-importante-per-la-tutela-della-biodiversita_311717196079.html

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Messaggio  In The Main il Gio Feb 24, 2011 9:17 am

La crisi in Libia fa schizzare il petrolio: il Brent tocca i 110 dollari, la benzina verso 1,6 euro
TRIPOLI – La crisi in Libia fa schizzare il petrolio. Il Brent tocca i 110 dollari per la prima volta dal settembre 2008. I prezzi volano quindi sopra 96 dollari al barile, ai massimi da due anni e mezzo. Sul circuito elettronico i future sul Light crude avanzano di 79 cent a 96,20 dollari, dopo aver toccato un massimo di 96,25 dollari. Così la benzina rischia di salire a 1,6 euro al litro.

Adesso tra Tripoli e Bengasi si rischia il tracollo in una guerra civile e sono a rischio le forniture libiche. Il Paese è il quarto produttore di petrolio in Africa dopo Nigeria, Algeria e Angola, con quasi 1,8 milione di barili al giorno e riserve valutate in 42 miliardi di barili ed è membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec).

Secondo l’agenzia americana di informazione sull’energia (Eia), nel 2009 la Libia era il quarto produttore africano con 1,789 milione di barili al giorno, dietro Nigeria (2,211 milioni), Algeria (2,125 milioni) e Angola (1,948 milioni). Esporta gran parte del greggio verso i paesi europei, tra cui Italia, Germania, Spagna e Francia.

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Messaggio  In The Main il Gio Feb 24, 2011 9:25 am

La paura di Berlusconi: “E se Gheddafi ci tirasse un missile?
ROMA – Parlando per la prima volta in pubblico della rivolta libica e di Gheddafi, Berlusconi, dal palco degli Stati generali di Roma, è apparso molto misurato. Parole ponderate e si capisce il perché. Secondo Francesco Bei, che su Repubblica scrive un retroscena del rapporto attuale che lega Berlusconi a Gheddafi, il premier avrebbe timore del leader libico.

“Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?”. Così, secondo Bei, Berlusconi si sarebbe espresso ai suoi dopo aver ascoltato il discorso di Gheddafi dal suo bunker tripolino. Il riferimento al missile riguarda l’attacco contro Lampedusa del 1986, quando un missile libico colpì l’isola.

Le voci che arrivano dal governo spiegano quindi prudenza dei discorsi ufficiali, mantenuta nonostante il recente cambio di rotta: da “non chiamo per non disturbarlo” a “difendiamo chi chiede democrazia in Libia”. A Berlusconi sarebbero arrivate pressioni dagli Stati Uniti, dalla Ue e anche dalla Lega Araba per dare a Gheddafi un segnale più forte.

Non solo: Berlusconi sa che sono molti gli italiani nel paese nordafricano e teme eventuali ritorsioni. “Ci sono diecimila connazionali sparsi tra la Tripolitania e la Cirenaica – confermano preoccupati dalla Farnesina – e meno di mille sono quelli che vogliono rimpatriare”. Ci sono poi le infrastrutture e gli affari che molte imprese italiane hanno in Libia per milioni di euro, senza contare che dal paese parte il gasdotto verso l’Italia, il cui flusso è stato già ridotto.

Inoltre Berlusconi avrebbe ridimensionato gli allarmi che arrivano dalla Libia: “I servizi segreti – confida uno dei partecipanti al vertice di palazzo Chigi convocato per discutere la crisi – ancora ieri ci confermavano che la situazione a Tripoli non era così drammatica, anzi. E lo stesso ha detto il nostro ambasciatore”.

“I piloti libici atterrati a Malta – osserva il ministro Ignazio La Russa – hanno dichiarato di essere scappati per non sparare sulla folla. Hanno raccontato cose gravi. Ma questo è normale, tutti i disertori si giustificano con motivazioni simili. Non possiamo basarci solo su questi racconti per muoverci”.

Insomma per il premier Gheddafi potrebbe rivelarsi il male minore. Se dovesse cadere il regime del colonnello il pericolo è quello di un “salto nel vuoto”, magari con uno Stato islamico, meno propenso a trattare con l’Occidente, proprio a un passo dall’Italia. Fiamma Nirenstein, consigliere molto ascoltato da Berlusconi, aggiunge questa considerazione: “Il crollo del regime di Mubarak ha portato all’espansione della sfera d’influenza dell’Iran, testimoniata dal passaggio di due navi da guerra nel canale di Suez. Cosa può succedere in Libia?”.

24 febbraio 2011 | 09:27 - blitzquotidiano.it

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Messaggio  bender il Gio Feb 24, 2011 4:29 pm

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Messaggio  Riccardo il Ven Feb 25, 2011 4:29 pm

Oppositore in esilio: ''Istruttori italiani tra le milizie di Gheddafi



ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 17:25
Ginevra - (Adnkronos/Aki) - Hasan al-Jahmi, promotore della 'giornata della collera libica' del 17 febbraio, ad Aki: ''Abbiamo ottenuto anche noi da più fonti notizie sulla presenza di italiani e francesi tra i mercenari''
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Messaggio  Riccardo il Ven Feb 25, 2011 4:31 pm

Libia, La Russa: "Preoccupati per italiani ad Hamal derubati e senza cibo"

ultimo aggiornamento: 25 febbraio, ore 17:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro della Difesa annuncia che quindici nostri connazionali sarebbero in particolare difficoltà dal momento che hanno "pochi viveri a disposizione". Stati Uniti e Gran Bretagna utilizzeranno la base di Sigonella per scopi umanitari. Tre aerei da trasporto C-130J dell'Aeronautica militare atterreranno nel pomeriggio e in serata sulla pista della base di Pratica di Mare. I mezzi anfibi della nave 'San Giorgio' della Marina hanno raggiunto il porto di Misurata per evacuare i connazionali
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Messaggio  NETIUM il Sab Mar 19, 2011 4:19 pm

a quanto pare siamo ufficialmente in guerra con la Libia, a fianco di francia inghilterra e america.
il ministro Frattini avrebbe dichiarato che le nostre basi sono pronte e saranno disponibili per eventuali raid aerei verso la Libia..
praticamente possiamo aspettarci un missile dalla libia in qualsiasi momento e su qualsiasi nostra citta..



Morire per Bengasi?

Il Blog di Beppe Grillo 19/03/11

Quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, Mussolini almeno lo dichiarò dal balcone di Palazzo Venezia davanti a una folla oceanica. Ci mise, come si dice, la faccia dopo quasi un anno di attesa dall'inizio del conflitto europeo in cui, per starne fuori, si era inventato la "non belligeranza", né guerra, né pace. 71 anni dopo, nel giorno del 150° anniversario dell'Unità, siamo entrati in guerra con la Libia, un nostro ex alleato (in questi voltafaccia abbiamo una certa esperienza...) senza un pubblico dibattito o che Berlusconi o Napolitano sentissero il bisogno di andare in televisione a spiegarne i motivi. La Libia non è l'Afghanistan, con cui pure siamo in guerra senza saperne assolutamente i motivi. E' a due passi dalle nostre coste, è uno Stato che abbiamo riconosciuto fino all'altro ieri in modo plateale e anche cialtronesco. L'Italia ha fornito armi a Gheddafi, come pure molti Stati che ora si apprestano a bombardarla. I nostri interessi economici sono tali che, insieme alla Libia, stiamo costruendo da anni un gigantesco gasdotto, Greenstream, per collegarla all'Europa.
Ci troviamo in guerra e non sappiamo perché. E' vero che gli insorti di Bengasi rischiano di essere passati per le armi, è altrettanto vero che si tratta di una guerra civile, un fatto interno al Paese, in cui l'Italia poteva e doveva porsi come interlocutrice di entrambe le parti, come mediatrice. Il nostro ruolo non è quello di gendarmi del mondo o di reggicoda degli Stati Uniti. Gheddafi è un mostro? Forse. Ma la distruzione della Cecenia è da imputarsi alla Russia di Putin e l'occupazione del Tibet alla Cina di Hu Jintao, ma nessuno ha mosso, né muoverà un dito all'ONU. Nel Darfur è stato massacrato, stuprato, mutilato, un milione di persone nell'indifferenza della Nato. In Africa sono in corso guerre civili e tribali da 50 anni a partire dallo spaventoso genocidio del Ruanda.
Vi ricordate l'attacco a Lampedusa del 1986? Gheddafi lanciò allora due missili Scud contro un'installazione militare statunitense dopo il bombardamento di Tripoli voluto da Reagan. L'unico atto di guerra contro il nostro territorio da parte di uno Stato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quante basi americane ci sono sul nostro territorio? Ognuna è un bersaglio. Frattini ha dichiarato: "Daremo le basi, possibili nostri raid". Lo ha fatto con quell'aria stolida e tranquilla che lo accompagna dalla nascita. Qualcuno ha detto agli italiani che siamo in guerra e un missile libico potrebbe colpire in ogni momento una nostra città?
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Messaggio  mimmmo il Sab Mar 19, 2011 6:03 pm

NETIUM ha scritto:a quanto pare siamo ufficialmente in guerra con la Libia, a fianco di francia inghilterra e america.
il ministro Frattini avrebbe dichiarato che le nostre basi sono pronte e saranno disponibili per eventuali raid aerei verso la Libia..
praticamente possiamo aspettarci un missile dalla libia in qualsiasi momento e su qualsiasi nostra citta..



Morire per Bengasi?

Il Blog di Beppe Grillo 19/03/11

Quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, Mussolini almeno lo dichiarò dal balcone di Palazzo Venezia davanti a una folla oceanica. Ci mise, come si dice, la faccia dopo quasi un anno di attesa dall'inizio del conflitto europeo in cui, per starne fuori, si era inventato la "non belligeranza", né guerra, né pace. 71 anni dopo, nel giorno del 150° anniversario dell'Unità, siamo entrati in guerra con la Libia, un nostro ex alleato (in questi voltafaccia abbiamo una certa esperienza...) senza un pubblico dibattito o che Berlusconi o Napolitano sentissero il bisogno di andare in televisione a spiegarne i motivi. La Libia non è l'Afghanistan, con cui pure siamo in guerra senza saperne assolutamente i motivi. E' a due passi dalle nostre coste, è uno Stato che abbiamo riconosciuto fino all'altro ieri in modo plateale e anche cialtronesco. L'Italia ha fornito armi a Gheddafi, come pure molti Stati che ora si apprestano a bombardarla. I nostri interessi economici sono tali che, insieme alla Libia, stiamo costruendo da anni un gigantesco gasdotto, Greenstream, per collegarla all'Europa.
Ci troviamo in guerra e non sappiamo perché. E' vero che gli insorti di Bengasi rischiano di essere passati per le armi, è altrettanto vero che si tratta di una guerra civile, un fatto interno al Paese, in cui l'Italia poteva e doveva porsi come interlocutrice di entrambe le parti, come mediatrice. Il nostro ruolo non è quello di gendarmi del mondo o di reggicoda degli Stati Uniti. Gheddafi è un mostro? Forse. Ma la distruzione della Cecenia è da imputarsi alla Russia di Putin e l'occupazione del Tibet alla Cina di Hu Jintao, ma nessuno ha mosso, né muoverà un dito all'ONU. Nel Darfur è stato massacrato, stuprato, mutilato, un milione di persone nell'indifferenza della Nato. In Africa sono in corso guerre civili e tribali da 50 anni a partire dallo spaventoso genocidio del Ruanda.
Vi ricordate l'attacco a Lampedusa del 1986? Gheddafi lanciò allora due missili Scud contro un'installazione militare statunitense dopo il bombardamento di Tripoli voluto da Reagan. L'unico atto di guerra contro il nostro territorio da parte di uno Stato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quante basi americane ci sono sul nostro territorio? Ognuna è un bersaglio. Frattini ha dichiarato: "Daremo le basi, possibili nostri raid". Lo ha fatto con quell'aria stolida e tranquilla che lo accompagna dalla nascita. Qualcuno ha detto agli italiani che siamo in guerra e un missile libico potrebbe colpire in ogni momento una nostra città?
discorso che non fa una piega. tutto si gioca per soldi. nessuno ha le palle di andare contro la cina, per una regione come il tibet..la cina con il suo potenziale economico..non sia mai perderla. in africa nessuno va, tanto non c è niente, in somalia, congo, oltre il già controllato mercato dei diamanti, ci sono poche risorse(legno..), in cecenia, vedi discorso cina. ora, si prospetta la ghiotta occasione di togliere davanti alle palle, un paese con notevoli esportazioni di petrolio..
certo è che la cosa andava risolta, non si poteva aspettare che ghed uccidesse tutti i rivoltosi...ma sul discorso dei nostri rappresentanti(mai fatto), non si trovano scuse.
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Messaggio  In The Main il Dom Mar 20, 2011 6:13 pm

LIBIA: COLPITI 20 OBIETTIVI,
100 MORTI A BENGASI


TRIPOLI - Muammar Gheddafi ha fatto sentire la sua voce, mentre stamani riprendevano i raid aerei contro la Libia e il capo dei militari Usa dichiarava che la no fly zone è stata «imposta». Nella sua prima manifestazione dall'inizio dell'attacco della coalizione il rais ha promesso ai nemici, paragonati ai nazisti, «l'inferno» di una «lunga guerra» che alla fine sarà vinta dalla Libia, perchè la Libia è «alla testa dei popoli in rivolta». Dunque, occidentali, «pensateci». Breve, violento e infuocato il discorso del rais, un messaggio in audio in diretta dalla tv libica e ritrasmesso in tutto il mondo. Un messaggio che chiama i popoli alla rivolta e pieno di minacce per gli occidentali, definiti «barbari, terroristi, mostri, criminali», il cui unico scopo è di «appropriarsi del nostro petrolio». «Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla», ha detto. Ma il terreno libico, ha detto il rais nella sua sfuriata audio, diventerà «l'inferno» per i suoi attaccanti. Gheddafi ha detto che i depositi di armi sono aperti, che i libici si stanno armando. «Vi combatteremo», ha assicurato, e «sarà una guerra lunga», combattuta su «un fronte vasto, su un terreno troppo vasto» per gli attaccanti, da persone «pronte a morire da martiri». «Voi (occidentali) volete il nostro petrolio, ma la nostra terra ci è stata data da Dio. Noi non la lasceremo a voi francesi, americani o britannici e continueremo la guerra per liberarla... Noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre coloro che opprimono saranno sconfitti», ha detto mentre la tv di stato libica mostrava un fermo immagine sul monumento del pugno che distrugge l'aereo americano, eretto nella casa di Gheddafi distrutta nel raid Usa del 1986. Gheddafi, ricordando che il popolo libico ha «già sconfitto gli italiani» colonizzatori, ha rimarcato che gli occidentali, non imparano mai le lezioni del passato: «L'attacco alla Libia è una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come già siete stati sconfitti in Iraq e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden» e come «siete stati sconfitti nel Vietnam». Quindi l'invito agli attaccanti: «Chiudetevi nelle vostre basi» e «pensateci bene». Poi il Colonnello ha chiamato a raccolta tutti i popoli «oppressi», rivendicando a sè la primogenitura, in largo anticipo, della rivoluzione dei popoli, delle ribellioni nel mondo arabo: «I popoli sono in ribellione dappertutto, anche nel Golfo Persico, e noi, il popolo libico della Jamahiriya, siamo alla testa della rivoluzione». Stamani i raid, che erano cessati verso l'alba, sono ripresi intorno alle 11:00 italiani. Fra i vari attacchi, tre bombardieri invisibili (stealth) hanno colpito con 40 bombe una base aera libica, secondo la tv americana Cbs. A mezzogiorno (in Italia) il capo di stato maggiore Usa, ammiraglio Mullen dichiarava: la no fly zone «è stata effettivamente imposta sui cieli libici» e che la contraerea libica è stata «resa inoffensiva».

FRANCIA: «NESSU CIVILE UCCISO» I raid dell'aeronautica francese non hanno causato la morte di nessun civile libico: lo ha detto a Parigi il colonnello francese Thierry Bukhard, nel corso di una conferenza stampa a Parigi.

COLPITI 20 OBIETTIVI SU 22 Gli attacchi aerei condotti nella giornata di ieri da Stati Uniti e Gran Bretagna contro le forze di Muammar Gheddafi hanno colpito e distrutto 20 obiettivi su 22 e hanno visto impegnati anche tre bombardieri B2. Lo ha confermato il comandante James Stockman, portavoce per l'US Africa Command, il comando che coordina le operazioni della forze internazionali in Libia. Stockman non ha escluso che danni significativi siano stati portati anche agli altri due obiettivi dei bombardamenti.

«ITALIA TRADITRICE» L'Italia ha tradito la Libia e il suo popolo: lo ha detto oggi il colonnello Muammar Gheddafi durante il suo messaggio alla Tv di Stato libica. «Italia, sei traditrice», ha affermato Gheddafi che ha esplicitamente accusato di tradimento anche la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti.

GHEDDAFI ARMA I CIVILI Il regime di Tripoli starebbe armando anche i civili nel disperato tentativo di rispondere agli attacchi aerei della coalizione internazionale. «Abbiamo ricevuto una telefonata alle 3 del mattino, nella quale si chiedeva a tutti di andare nelle strade», afferma una donna dalla capitale libica, secondo quanto riporta la Cnn. «Ai civili è consentito prendere fucili mitragliatori e armi anti aeree per sparare contro gli aerei», ha spiegato la donna. Il governo libico ha cominciato a distribuire armi a più di un milione di persone e terminerà l'operazione entro poche ore, riferisce l'agenzia libica Jana citando fonti della Difesa di Tripoli.

PORTAEREI FRANCESE SALPATA DA TOLONE È salpata alle 13:00 da Tolone, nel sud della Francia, la portaerei nucleare Charles de Gaulle, che appoggerà le incursioni aeree dell'aviazione di Parigi già in corso da ieri. «Le operazioni francesi continuano - ha detto un portavoce del ministero della Difesa a Parigi - gli aerei sono sul posto». Il portavoce non ha confermato la partenza, insieme alla Charles de Gaulle - unica portaerei a propulsione nucleare in possesso della Francia - di una fregata che potrebbe andare a raggiungere le due fregate francesi che già operano nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia.

CACCIA DANESI IN PARTENZA DA SIGONELLA «Sono arrivati ieri 6 caccia danesi F16 e sono pronti a partire per eventuali operazioni. Non sappiamo se ne arriveranno altri, non abbiamo avuto notizie e siamo pronti a dare tutto il supporto di cui hanno bisogno. Siamo in attesa. Il codice di allertamento, da diversi mesi è sempre rimasto uguale: Bravo plus». Lo ha detto, a margine di un incontro con i giornalisti, Rocco Massimo Zafarana, capoufficio comando pubbliche relazioni del 41° stormo, con Paolo Bruno comandante centro addestramenti equipaggio dello stormo. «La base italiana di Sigonella, sede del 41° stormo dell'Aeronautica -ha aggiunto Zafarana- ha il compito di fornire il massimo supporto alle forze internazionali che vengono a schierarsi qua per operazioni inerenti la crisi libica. Il 41° stormo -ha concluso- opera con il veivolo Atlantic, pattugliatore aereo antisommergibile e continuiamo a svolgere la nostra attività».

VEICOLI DI GHEDDAFI DISTRUTTI A BENGASI È possibile vedere decine di veicoli militari delle brigate di Muammar Gheddafi distrutti lungo la via che porta da Bengasi ad Ajdabiya. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiyà, secondo la quale i veicoli sarebbero stati distrutti dai raid aerei compiuti ieri nella zona contro le truppe del regime.

NEW YORK TIMES: "RAID FRANCESI NON COORDINATI" I primi raid aerei francesi che alle 17.45 di ieri hanno dato il via all'intervento militare contro la Libia non sono stati coordinati con gli altri Paesi alleati. Lo rende noto il New York Times, citando una fonte diplomatica di un Paese della Nato, per cui alcuni leader ieri a Parigi non hanno nascosto il loro disappunto per tale accelerazione che ha fatto seguito alla decisione di Parigi di prevenire, già venerdì, un accordo in sede Nato per l'intervento che avrebbe così potuto iniziare un giorno prima. Il quotidiano americano parla infatti di un certo nervosismo fra alcuni dei paesi coinvolti nell'operazione per l'insistenza della Francia nel voler organizzare il vertice di ieri a Parigi per concordare le modalità dell'attuazione della risoluzione 1973 approvata giovedì sera dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale riunione, spiegano le fonti diplomatiche del New York Times, avrebbe rallentato l'avvio delle operazioni militari, che invece era necessario accelerare per scongiurare l'ingresso delle forze di Gheddafi a Bengasi, un'accusa che i francesi hanno respinto, attraverso le parole del portavoce del ministero degli esteri, Bernard Valero. Venerdì, la Francia ha di fatto costretto la Nato a sospendere il suo intervento fino a dopo la riunione di Parigi.

MORTI E FERITI A MISURATA I carri armati della brigate fedeli a Muammar Gheddafi hanno raggiunto poco fa il centro di Misurata, in Tripolitania. Lo ha annunciato un testimone contattato all'edizione araba della Bbc. Parlando degli scontri in corso oggi tra i soldati del regime e i ribelli che difendono il centro cittadino, la fonte ha parlato di «un vero e proprio massacro in corso», sostenendo che si contano 10 morti e 40 feriti sul campo.

CARRI ARMATI VERSO LA CIRENAICA I carri armati dei ribelli libici stanno avanzando verso la città di Ajdabiya, in Cirenaica, dove hanno ripiegato le brigate di Muammar Gheddafi dopo i raid aerei subiti ieri dalle loro postazioni nella periferia di Bengasi. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeerà. Intanto i siti dell'opposizione libica in internet annunciano che i rivoltosi di Misurata sarebbero riusciti a mettere fuori uso due carri armati che da questa mattina sparavano verso il centro cittadino.

MISSILI DA TORNADO BRITANNICI Hanno iniziato a effettuare raid sulla Libia anche i Tornado britannici. Lo ha reso noto questa mattina un portavoce della difesa a Londra, il generale John Lorimer. «Posso ora confermare che anche la Raf ha lanciato missili da crociaere Storm Shadow da alcuni aerei Tornado GR4», ha precisato Lorimer. «Le forze armate britanniche, così come autorizzate dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1973, hanno partecipato a un attacco coordinato per colpire i sistemi di difesa aerea libici», ha precisato il generale Lorimer, il responsabile dell'ufficio comunicazioni strategiche dello stato maggiore della difesa. I Tornado sono quindi entrati in azione dopo che i sottomarini di classe Trafalgar avevano lanciato missili Tomahwak. I Tornado entrati in azione erano decollati dalla base della Raf di Marham: hanno così effettuato la missione più lunga da quando non erano entrati in azione nelle Falklands, grazie al sostegno degli aerei per il rifornimento in volo VC10 e Tristar e degli aerei da ricognizione E3D e Sentinel. Le operazioni sono sostenute dalle unità navali HMS Westminster e dalla HMS Cumberland. Pronti a entrare in azione anche gli aerei Typhoon. Nella giornata di oggi, il premier britannico, David Cameron, presiederà un incontro della commissione per la gestione delle situazione di emergenza per valutare l'impatto dei primi raid.

BOMBARDATO AEROPORTO VIP Tra gli obiettivi colpiti nei primi raid di Odissey Dawn c'è anche un aeroporto vicino a Tripoli usato per i voli dei Vip del regime. Sarebbe stato preso di mira per impedire ai fedelissimi di Gheddafi di fuggire, scrive il Sunday Times. Colpita anche, secondo il Times, una base aerea vicino a Misurata che sarebbe diventato un centro per le forze favorevoli al colonnello

QUASI 100 MORTI A BENGASI IN ATTACCO GHEDDAFI È di 94 morti il bilancio delle vittime dell'attacco compiuto ieri dalle brigate di Muammar Gheddafi nella città di Bengasi. Lo riferiscono fonti mediche alla tv araba 'al-Jazeerà. Intanto secondo l'emittente 'al-Arabiyà, i militari fedeli a Gheddafi stanno ripiegando verso Ajdabiya, mentre secondo Mustafa Gheriani, portavoce del Consiglio nazionale dell'opposizione, «i raid aerei di ieri hanno indebolito le forze fedeli al regime che stanno lasciando la città».

CINA "RAMMARICATA" DALL'ATTACCO La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, esprime rammarico per i bombardamenti della coalizione internazionale sulla Libia, dicendo di non condividere l'uso della forza nelle relazioni internazionali. «La Cina ha preso atto degli ultimi sviluppi in Libia ed è rammaricata per gli attacchi militari contro il Paese», ha affermato la portavoce del ministero, Jiang Yu, aggiungendo che Pechino «auspica che in Libia possa essere ripristinata la stabilità il prima possibile per evitare ulteriori vittime civili e l'escalation del conflitto militare».

QATAR: "PARTECIPIAMO A INTERVENTO" Il Qatar conferma la sua partecipazione all'intervento militare contro la Libia. Il premier, Sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, ha precisato che la decisione è stata presa per «porre fine al bagno di sangue» messo in opera dalle forze di Gheddafi. L'operazione, ha aggiunto, «non è diretta contro il popolo libico, e neanche contro il colonnello (Gheddafi, ndr) e i suoi figli».

TESTIMONE: "14 MORTI IN STRADA BENGASI-AJDABIYA" Almeno quattordici morti sono stati visti oggi da un corrispondente delle Reuters attorno a veicoli dell'esercito del regime libico bombardati dalla coalizione internazionale sulla strada che collega Bengasi e Ajdabiya, nell'est del Paese. Il corrispondente ha riferito di scene di distruzione, con dozzine di veicoli bruciati

FRATTINI: "AVANTI FINO ALLA CADUTA DI GHEDDAFI" «La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime non verrà rovesciato». È questo l'obiettivo della comunità internazionale in Libia, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini, che in un'intervista all'Avvenire ribadisce come in questo momento l'Italia non poteva «defilarsi»: «Questo è il momento della responsabilità. E confermare l'impegno italiano è stata la scelta giusta perchè era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati». Con un occhio alle polemiche interne della Lega, il titolare della Farnesina spiega che «se la conseguenza dello scontro libico dovesse davvero essere un'ondata migratoria, l'Italia avrà uno straordinario argomento in più per rivendicare il burden sharing con l'Europa». Sempre per il contrasto dell'immigrazione clandestina, annuncia il capo della diplomazia italiana, «martedì io e Maroni saremo quasi certamente a Tunisi per definire un accordo bilaterale. Incontreremo il nuovo primo ministro. Siamo pronti ad un aiuto concreto, abbiamo sbloccato 90 milioni di euro, ci sono mezzi italiani per il pattugliamento navale delle coste tunisine, ma vogliamo garanzie che questo traffico di esseri umani venga bloccato».

GENERALE CLARK: "TUTTO LECITO PER DIFENDERE I CIVILI" «La risoluzione dell'Onu è nettissima riguardo all'obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l'occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi». Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo. I raid aerei, spiega, potranno prendere a bersaglio anche il quartier generale del Colonnello. Nessun ritardo d'intervento, afferma il generale, da parte della Casa Bianca: «Bisognava stabilire delle pre-condizioni, esplorare la compagine dei ribelli, capire meglio chi fossero. Poi serviva l'assenso della Lega araba, degli alleati. E infine bisognava completare tutto il percorso diplomatico all'interno dell'Onu».

ARRESTATI 4 GIORNALISTI DI AL JAZEERA Il regime libico di Muammar Gheddafi ha arrestato ieri sera quattro giornalisti della tv araba 'al-Jazeera' che operano nel paese. Secondo quanto riferisce l'edizione inglese della tv qatariota, i quattro giornalisti arrestati sono il corrispondente Ahmed Vall Ould Addin, cittadino mauritano, il cameraman Kamel Atalua, cittadino britannico, l'altro cameraman Ammar al-Hamdan, cittadino norvegese, e il corrispondente Lotfi al-Messaoud, cittadino tunisino. «Il nostro network - si legge sul sito di 'al-Jazeera' - ritiene le autorità libiche responsabili della loro sicurezza e chiede ai paesi arabi di intervenire in loro aiuto».

'ODISSEA ALL'ALBA' Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: «il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia», ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. «Attaccherò obiettivi civile e militari», ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonchè un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree e depositi di carburante. La tv libica parla di «attacchi dei crociati» mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.

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Messaggio  Riccardo il Dom Mar 20, 2011 8:14 pm

Proseguono raid, decollati Tornado italiani


20 marzo, 20:38


Da oggi sono a disposizione del comando della Coalizione e compiranno azioni 8 aerei italiani: 4 caccia e 4 Tornado in grado di neutralizzare radar. Lo ha annunciato il ministro La Russa. Ancora nessuna notizia dei marinai, di cui otto italiani, a bordo del rimorchiatore italiano bloccato nel porto di Tripoli. 'Non possiamo escludere un sequestro' ha detto il ministro degli Esteri Frattini, 'il rimorchiatore era stato noleggiato dall'Eni e ora lo stanno portando a una raffineria della societa".La Russa: siamo pronti a intervenire. Sono ripresi intanto gli attacchi della coalizione: caccia Usa hanno effettuato operazioni contro le truppe di Gheddafi e le difese aeree libiche. Comandante americano Mullen:' la no-fly zone è stata definitivamente imposta, escludo l'uso, da parte del rais, di armi chimiche, ora puntiamo a tagliare i rifornimentì. Il governo libico ha iniziato la distribuzione di armi a più di un milione di persone. Le forze di Gheddafi sono entrate a Misurata e hanno bloccato il porto con le loro imbarcazioni, fermando gli approvvigionamenti. In Italia chiuso al traffico civile l'aeroporto di Trapani; sale livello attenzione a Fiumicino, rafforzata sorveglianza ambasciate e istituzioni.
DECOLLATI 6 TORNADO DA BASE AEREA TRAPANI - Sei Tornado italiani sono decollati dalla base militare di Trapani Birgi dove c'e' il 37/o comando dell'Aeronautica militare. Dalla base non hanno comunicato la destinazione dei velivoli.
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