ECCIDIO SORELLE PORRO

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ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  NETIUM il Gio Mar 03, 2011 9:57 am

A 65 anni dall'eccidio delle Sorelle Porro. C'è ancora silenzio su quei terribili avvenimenti

La ricostruzione di un giovane testimone oculare di quei tremendi avvenimenti del carnevale del '46
Andrialive 03/03/2011


Ricorre in questi giorni l'anniversario dell'uccisione delle sorelle Porro.
Una ricorrenza molto ricca di significato per la storia del dopoguerra di Andria, ma molto poco conosciuta nelle giovani generazioni.

Solo qualche anno fa, l'Amministrazione comunale dell'epoca decise di apporre una tardiva e laconica targa in pietra, proprio sulla faccita del Palazzo Porro, in piazza Municipio, a ricordo di quei terribili avvenimenti e del sacrificio di quelle innocenti vittime.

Pubblichiamo l’intervento che l’ing. Berardino Di Nanni- già amministratore comunale e Sindaco della Città negli anni '70- tenne qualche anno fa, presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città, nel corso dell’intermeeting a cura dei Club – Lions “Costanza d'Aragona, Rotary “Castelli Svevi”, “Innerwreel Trani”, F.I.D.A.P.A. di Andria, con il patrocinio del Comune di Andria, per la presentazione del libro del Dott. Federico Pirro “La fame violenta - il linciaggio delle sorelle Porro”.

Verità scomode ma ricche oltrechè di storia anche si risvolti sociali, su moti insurrezionali che sconvolsero non solo la città ma le cronache nazionali dell'epoca, per l'efferatezza e l'inaudita violenza.

Ecco il suo racconto:

Premessa
Il dott Federico Pirro, illustre giornalista, autore del libro “La fame violenta — Il linciaggio delle sorelle Porro”, soffermandosi in particolare sulla rivolta di Andria del marzo 1946 che registrò il pesante bilancio di 8 morti e numerosi feriti, compreso il linciaggio delle sorelle Porro, nella sua descritta cronistoria degli anni difficili (1943 — 1948) ha voluto racchiudere una raccolta di documenti, informazioni, decisioni, sentenze, notizie, stampa curata nel corso degli anni, con l’esperienza di giornalista, sui famosi moti di Andria.

Nella sua analisi storica, come contributo di conoscenza secondo le regole professionalmente formatesi e con la voglia di comunicare alle generazioni successive, gli anni sicuramente difficili, l’autore dott. Pirro ha voluto mettere insieme “la documentazione che ci consentisse di ricostruire le traversie dei tristi episodi di Andria, fondamentalmente agricola, imponendo un percorso politico-sociale, acuendo un conflitto di classe, per farci toccare da vicino l‘arroganza di molti agrari, il mercato nero, le repressioni affidate persino ai carri armati, il duro clima delle politiche del 1948, la cattura del consenso con ogni mezzo ed infine la disoccupazione come causa o almeno concausa dei conflitti”.
Federico Pirro con il suo libro fa delle considerazioni basate sui riscontri cartacei del marzo ‘46, non potendo egli stesso essere stato testimone diretto, così come si apprendono attraverso la lettura della sentenza e articoli di giornali, senza tener conto delle testimonianze di quelle persone che hanno vissuto in prima persona fatti e circostanze che proprio in Andria assumono una valenza politica e sociale notevole a partire dall’inverno del 1944.
Le considerazioni fatte dall’Autore del libro hanno un particolare sfondo intellettuale di sinistra, sorretto da una convinzione politica favorevole al Comunismo “come ideologia” e non individua gli avvenimenti nefasti di Andria come atti e fatti che lasciano intravedere il clima in cui fu vissuto lo scontro contro il comunismo e, per quanto riguarda Andria, non individua le linee di un percorso di una Città, macchiata da orribili fatti di sangue a causa di una ideologia violenta.
Come riporta nella prefazione del suo libro, Pirro sembra già aver individuato le cause ed i colpevoli di quella tragedia nei “proprietari terrieri o agrari o agricoltori o padroni”.

L’ambiente sociale di quel tempo era davvero particolare soprattutto sotto l’aspetto politico-ideologico. La situazione ad Andria si era fatta talmente grave, ma veramente grave.
Ebbene non c’è dubbio che, dopo una serena ed approfondita riflessione sugli avvenimenti andriesi, e leggendo studi di illustri andriesi, si possono conoscere le vicende, viste da un obbiettivo locale, particolare, singolare, ma interessantissimo, qual’ è appunto Andria, uno dei Comuni più rossi della Provincia di Bari ed uno dei centri considerati a ragione o a torto, la roccaforte del Comunismo Italiano del tempo, fortemente legato a quello Sovietico e da esso, in tutto e per tutto dipendente.
Questo dico ed affermo avendone piena certezza ed essendone stato testimone oculare in virtù, qualcuno potrà dire, di quella che potette essere imprudenza giovanile o di quello che sin da ragazzo è stato l’interesse ad avere, per quanto più possibile, conoscenza diretta dei fatti e persone per poi, come la fortuna ha voluto, affidare quanto visto ed ascoltato, nel rispetto della storia, alla memoria civica e per un servizio di verità verso i giovani.
La mia giovane età in quel periodo di tempo ed alcuni incarichi che rivestii mi offrirono la possibilità di seguire da vicino lo svolgersi degli avvenimenti.
Feci parte nell’anno 1943, senza esserne iscritto, del Partito Popolare Cattolico Andriese, ricostituito nella Giunta Diocesana di Azione Cattolica; agli inizi del 1944 ci ritrovammo noi giovani studenti e lavoratori, universitari e neo-laureati, qualcuno docente, nella giovanissima Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi (erede dello storico Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo) di cui ne fui il 70 iscritto della Sezione di Andria.

Cronistoria degli anni difficili –
Novembre 1943 — 11 Vescovo mons. Di Donna istituisce l’Opera dei Ritiri di Perseveranza, incontri mensili nella Cattedrale, con predicazione affidata ai Padri Gesuiti. L’iniziativa ebbe grande seguito con 3000 iscritti, e con la sua catechesi a forte valenza sociale influi non poco sull’orientamento etico-politico della massa dei cattolici andriesi.
Anno 1943 — Fu l’anno in cui avvennero i moti che spinsero sino ad incendiare sedi di uffici e case di andriesi facoltosi.
1° marzo 1944 — Primo sciopero generale promosso dai comunisti con l’appoggio del Comitato di Liberazione Nazionale. Si protrae per una intera settimana interessando sia l’attività industriale che quella agricola.
4 Giugno 1944 — Fu il mese degli insulti e violenze da parte dei comunisti; un gruppo di giovani della “Sacro Cuore” fu violentemente aggredito di sera da un gruppo di altri giovani di estrazione comurnsta, nella colluttazione uno di essi ferì alla nuca, con p’iglwle, il Presidente Tonino Nicolamarino mentre accompagnava a casa il proprio assistente don Riccardo Cavaliere; Nicolamarino, nel corso dell’udienza penale, pubblicamente perdonò colui che lo aveva pugnalato. Dopo questo grave episodio don Giuseppe Villani, Direttore dell’Oratorio Salesiano, invita noi giovani di azione cattolica a entrare nelle file della Democrazia Cristiana per la difesa dei valori cristiani e per contrastare la violenza comunista. Nello stesso mese fu organizzata dai giovani di azione cattolica una manifestazione cittadina con la partecipazione di tutti i partiti politici e forze associative, con corteo e comizio finale, per celebrare la liberazione di Roma (apriva il corteo la grande Bandiera Pontificia allora in dotazione del Palazzo Vescovile).
Maggio 1945 — Per iniziativa di monsignor Di Donna, nascono ad Andria, le A.C.L.I. (Assistenza Cattolica Lavoratori Italiani) e successivamente il C.I.F. (Centro Italiano Femminile) con compiti di formazione morale e sociale e di apostolato sociale.
20 maggio 1945 — Mons. Di Donna rivolge ai fedeli della diocesi una “Notificazione” per illuminarli e metterli in guardia da errori e funeste dottrine. In particolare afferma che “non è mai lecito ad alcun cattolico di aderire a teorie e sistemi sociali condannati dalla Chiesa, perciò chi aderisce a tali teorie o sistemi sociali condannati o dichiarati pericolosi, non è a posto con la sua coscienza, non può ricevere l’assoluzione in Confessione, né la Comunione, né fungere da padrino o madrina di Battesimo o di Cresima se prima non rinuncia a quelle teorie o sistemi”.
30 maggio 1945 — Violenta fu la reazione dei comunisti andriesi. Si verificarono episodi incresciosi, qualcuno vissuto personalmente, dapprima contro lo stesso Vescovo mentre si trovava nella Chiesa dell’Annunziata per amministrare la Cresima, dove in suo aiuto accorsero giovani cattolici dell’Oratorio Salesiano e dell’Associazione Sacro Cuore, e poi il tentativo di incendio della Chiesa di S. Agostino (1° giugno) dove addirittura, in difesa del Parroco, si ebbe anche uno scontro a fuoco tra un gruppo di giovani democristiani e assalitori rivoltosi che assediavano quella Chiesa contro il Parroco. Si verificarono in seguito episodi di violenza scaturiti dal fatto che un “Santo Vescovo, Padre Trinitario Fra Giuseppe Di Donna”, rispettando l’editto emanato da Papa Pio XII, si rifiutò di cresimare dei giovinetta i cui padrini e madrine si erano presentati in Chiesa, con la bandiera rossa e con i fazzoletti rossi legati al collo sempre ostentando, in atto di sfida, bracciali rossi con stampato in nero falce e martello. Si verificò anche l’episodio (dal volume “50° Anniversario della morte del Missionario Trinitario Vescovo di Andria Sua Ecc. Mons. Fra Giuseppe Di Donna” nei ricordi di Pasquale Massaro) del grande fascio di garofani rossi recato in forma molto plateale da. un folto gruppo di donne comuniste al “Sepolcro” della Cattedrale alle prime ore della sera del Giovedì Santo della Pasqua 1945, con al braccio i segni del Partito Comunista. Questo episodio si risolse per fortuna senza ripercussioni violente, grazie sempre all’intervento dei citati giovani cattolici.
31 maggio 1945 — Il gesuita padre Riccardo Lombardi, con il consenso di Pio XII, inizia una predicazione itinerante che lo porterà nei teatri (Teatro Piccinni di Bari) e sulle maggiori piazze d’Italia. Si tratta di una vera e propria crociata con un duplice scopo: risvegliare le coscienze del popolo di fronte al pericolo del comunismo ateo e porre le premesse per la rinascita cristiana della nazione italiana.. Nei primi giorni dell’aprile 1948 l’illustre gesuita, invitato dal Vescovo Di Donna, parlerà ad Andria in Piazza Catuma.
Il clima, già fortemente ideologizzato, assumeva i contorni foschi di uno scontro radicale tra la civiltà cristiana ed il comunismo ateo.
La lotta politica si inflammò quando a guidare i comunisti andriesi fu mandato dalle gerarchie del partito comunista il famoso (o famigerato) Vincenzo Di Gaetano, uno stalinista settario e violento, forte rivoluzionario intransigente, che non perdeva occasione per seminare odio e violenza, che fece salire la tensione sociale organizzando i braccianti agricoli per andare a lavorare in campagna senza essere chiamati dai “padroni”, poggiando le zappe dietro le porte delle loro abitazioni, aspettando di avere la giornata che non avevano fatto. Il superarmato Vincenzo Di Gaetano viene descritto da tutti come “colui che accese in Andria la miccia della tensione sociale portandola all’esasperazione”. Furono incendiate le case di alcuni gerarchi fascisti (Gazzilli a via Annunziata), furono bruciati gli uffici della Pretura, del Dazio e dell’Esattoria Comunale.
14 giugno 1945 — L’episodio del grave delitto del giovane tranese Giovanni Giannotti, ucciso a colpi di scure, reo per aver disturbato con il rumore della sua moto l’oratore di un comizio comunista tenuto in Piazza Municipio.
24 giugno 1945 — Ad Andria nel pomeriggio alcume “guardie rosse”, gruppo armato di comunisti, si recano in un podere del Comune di Corato per una spedizione punitiva e, quindi, giustiziare la guardia giurata ed ex fascista a causa di vecchi rancori, il quale difendendosi dall’assalto armato rispose al fuoco uccidendo due assalitori e ferendone altri. I superstiti ritornano ad Andria e per vendetta trasversale, conseguente all’episodio accaduto, uccidono il fratello Francesco De Feo insieme ad una nipotina Addolorata di anni 12, lasciandoli in vista per tutta la notte e parte del giorno del giorno successivo al centro della strada prospiciente la propria abitazione (Via F. Petrarca).
25 giugno 1945 — La proclamazione dello sciopero generale cittadino, scaturito a seguito del conflitto a fuoco con l’uccisione dei due assalitori, a sua volta generò l’omicidio del carabiniere Giuseppe Totano, assassinato in Via Vespucci nel tentativo di disarmano del moschetto e della pistola di ordinanza, mentre a piede raggiungeva la caserma di Andria.
Luglio 1945 — Alla scuola del Di Gaetano si formò ad Andria un gruppo di fanatici della rivoluzione (Domenico Fracchiolla, Natale Di Molfetta, Angela Tursi l’assessoressa, Natale Labroca detto il “capraio”, Giovanni Spione, Paolo Civita, ecc.) che portarono il PCI andriese a sposare le posizioni più estremiste (dal libro “Il contributo dei Cattolici Andriesi alla vittoria del 18 aprile 1948” di Fedele D’Atteo e Pasquale Massaro).
La situazione ad Andria divenne particolarmente tesa, determinata dai più facinorosi del partito comunista e dal sindacato, seminando un pesante terrore nella Città.
Le campagne andriesi divennero teatro dì varie manifestazioni di protesta da parte di braccianti e contadini.
Né questi violenti facinorosi rimasero ad operare da soli, perché trovarono purtroppo largo seguito di simpatia e di azione, non certo in tutti, ma in moltissimi lavoratori e, naturalmente, fra i più incolti e ingenui.
Dal 5 marzo 1946 — Scoppiano ad Andria terribili tumulti fomentati sempre da forze politiche e sindacali di sinistra. Nonostante la presenza mediatrice dell’on. Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale della CGIL, la rivolta sfociò nella tragedia:
- le prime avvisaglie si ebbero ai darmi dei proprietari terrieri ritenuti i soli colpevoli del mancato collocamento al lavoro;
- non era raro il caso di vili profittatori i quali, sulla piaga e sulle miserie della vera indigenza e della vera disoccupazione, avevano dato inizio alla loro egoistica speculazione di sedicenti disoccupati mentre tali non erano perché provvisti di terreni da coltivare e persino di bestie da lavoro;
- numerosi gruppi di persone, che si protestavano disoccupati e reduci, favoriti dall’affollamento eccezionale delle vie e delle piazze per la ricorrenza del carnevale, si portarono nelle abitazioni di alcuni agricoltori e li invitarono, e poi costrinsero a seguirli nella sede del Comitato Reduci “prigione del Popolo” ove venivano trattenuti dopo essere stati malmenati e percossi;
- sei agenti di scorta vennero circondati, aggrediti, percossi e disarmati;

- altra pattuglia di otto agenti di P.S., pure in divisa, venne circondata e, dopo lotta violenta, disarmata e soprafatta;
- a sera bande di persone armate si resero praticamente padroni dell’abitato, eseguendo fermi e perquisizioni, imponendo la chiusura dei pubblici esercizi, intimidendo la cittadinanza con spari di armi da fuoco ed esplosioni di bombe a mano;
- la mattina del 6 marzo una colonna di automezzi e carri armati con 33 carabinieri e 10 agenti di P.S., proveniente da Barletta alla volta di Andria, giunta alle porte dell’abitato per affrontare la situazione, furono subito circondati da numerosi individui che impugnavano scuri e randelli I gruppi di persone sempre più numerosi (circa 2000), insinuandosi e frammischiandosi tra i singoli agenti dell’ordine, provocarono una generale colluttazione e molti agenti, circa una cinquantina furono simultaneamente ed individualmente aggrediti e disarmati;
- la colonna si allontanò verso Barletta ma 17 dei suoi elementi (13 carabinieri e 4 agenti di P.S.), che si trovarono asserragliati un una casetta colonica, continuarono a battagliare con gli insorti finchè non vennero loro a mancare le munizioni. A sera, sopraffatti e catturati furono condotti prigionieri in Andria fra schemi, insulti, violenze e così i 17, pur maltrattati e depredati di ogni oggetto e di ogni valore che avevano indosso, furono rinchiusi nel sotterraneo “Prigione del Popolo” della Sede dell’Associazione Combattenti ed ivi guardati a vista da improvvisate sentinelle. Vi era tra gli accompagnatori ed aguzzini il proposito di metterli al muro e fucilarli ma l’intervento di alcuni reduci, nei cui cuori non era ancora spento il ricordo della vecchia fraternità d’armi, valse a sventare questa ulteriore sciagura, e così fu persino consentito al Vescovo Mons. Di Donna di Andria di recare loro conforto materiale e spirituale. In quella giornata del 6 marzo furono anche rapinati alla colonna militare due autocarri ed una autovettura i quali poi, a distanza di giorni, furono trovati in aperta campagna privi però di gomme e con i vetri in frantumi;
- mentre si svolgevano i fatti che si è venuti narrando, in Città caserme ed edifici pubblici di interesse militare venivano assediati dai rivoltosi e tenuti sotto il controllo delle armi;
- un parlamentare degli insorti, un giovinetto diciassettenne, fu latore, alla sede di PS., di una intimazione scritta riportante quanto segue: “Questura Centrale di Andria. A nome di 5000 armati andriesi vi chiediamo la resa di armi ed edificio entro 10 minuti. Ormai quelli di Bari si sono arresi, non siamo responsabili se tale ordine non viene da voi accolto”;
-respingendo i pavidi suggerimenti del Comitato di Liberazione Cittadino, dei dirigenti delle Associazioni operaie e persino del venerando Vescovo di Andria, il Tenente Colonnello Fiaschetti, tenendo testa con encomiabile fermezza alla, situazione che era pur grave e gravida di incognite, rispose: “ritiro sì i rinforzi affluiti alla periferia o ancora in viaggio, ma a condizione della liberazione dei militi tenuti in prigione nella sede del Comitato Reduci e della restituzione di tutte le armi tolte il pomeriggio del giorno precedente ai carabinieri ed agli agenti di P.S.”;
- a notte inoltrata del 7 marzo due altre colonne di rinforzi l’una autotrasportata e l’altra motocorazzata, furono fatte affluire ad Andria;
- quindi, veniva messa da parte ogni tattica temporeggiatrice che gli avvenimenti e l’ora non più giustificavano, affrontarono decisamente, con le armi a bordo, i fuochi degli insorti che pur continuarono a presidiare scaglionati le case e le vie di accesso alla Città;
- immediatamente i rinforzi si portarono a liberare i carabinieri e gli agenti di PS. tenuti in prigione nel Comitato Reduci; i carabinieri Barone Antonio e Conte Francesco presentavano chiari e gravi segui delle violenze subite;
- restò ucciso un carabiniere e riportarono ferite carabinieri ed agenti di PS.; un altro carabiniere deceduto per investimento da un automezzo corazzato;
- nel pomeriggio del 7 marzo giunse ad Andria l’on. Giuseppe Di Vittorio, il quale, messosi a contatto con i comandanti dei reparti della forza pubblica, si adoperò al ristabilimento della calma e, malgrado ne venisse dissuaso dalle autorità locali, fece annunciare che in serata dal municipio avrebbe parlato alla popolazione andriese;
- mentre molta folla era raccolta davanti la sede comunale in attesa del comizio, uno o due colpi di arma da fuoco echeggiarono sinistramente nella piazza Municipio;
- questa si svuotò come per incanto dei numerosissimi cittadini e lavoratori in attesa del comizio;
- una cinquantina di individui armati vi rimase;
- gruppo raggiunto ed infittito da altri individui che, evidentemente, erano corsi a casa ad armarsi e scendevano in piazza decisi a tutto;
- fu gridato che i colpi erano partiti dal palazzo Porro, sito dirimpetto al Municipio;
- allora gli energumeni (così definiti nella sentenza) spararono prima contro le finestre del palazzo, ne forzarono il portone d’ingresso prospiciente sulla piazza e, dilagando nel caseggiato, in un baleno lo perquisirono da cima a fondo; saccheggiarono e devastarono i due appartamenti del primo e secondo piano e vi appiccarono il fuoco;
- nella portineria del palazzo con i portieri coniugi De Nigris Francesco e Troia Lucia con la loro domestica Sardano Angela ed il padre di costei Giuseppe, erano adunate le quattro sorelle Porro, Luisa di anni 66, Vincenzina di anni 58, Stefania di anni 55 e Carolina di anni 54 insieme al loro inquilino Ciriello Francesco di anni 54 Direttore della Banca di Andria ed i familiari di quest’ultimo;
- tutti erano raccolti nella preghiera, anzi recitavano un rosario di ringraziamento al Signore appunto per la pace che sembrava tornasse a stendere la sua ala benefica sulla agitata Città;
- agli spari e al trambusto che ne seguì le sorelle Porro ed i Ciriello, intuito il pericolo, cercarono scampo nella fuga verso la parte posteriore del palazzo;
- raggiunte però e riconosciute da quella masnada, caddero l’una dopo l’altra e ne rimasero preda;
- furono schernite, vilipese, fatte segno ad ogni forma di violenza, accusate di aver sparato o fatto sparare sulla folla;
- furono per vie diverse trascinate al loro destino che fu letale per Luisa e Carolina;
- provvidenzialmente non lo fu per Vincenzina e Stefania e lo stesso Ciriello, a onta delle pur gravi e molteplici lesioni che furono loro inferte;
- Porro Vincenzina, che finì per perdere conoscenza per lo spavento e le lesioni patite, si trovò, portata da gente inferocita, alla sede del partito comunista di via Giovanni Bovio, ove fu anche schiaffeggiata da una donna e di li alla Croce Verde ove giunse irriconoscibile e scalza;
- Porro Stefania, strappata e separata dalla sorella Carolina fu trascinata, in mezzo a maltrattamenti percosse e spinte, per via XX Settembre e via G. Bovio fino a Porta Castello ove venne abbandonata; un’uomo pietoso la fece entrare in una casa ove le dette un sorso d’acqua e la accompagnò alla Croce Verde ove era già la sorella Vincenzina;
- Ciriello Francesco, preso anch’ esso nel vicolo S. Mauro da quella turba di forsennati che lo accusava di aver sparato alla folla, fu trascinato a ritroso fin sulla piazza Municipio ed ivi fu ripetutamente colpito al capo con l’impugnatura di una grossa pistola di carabiniere ed al dorso e all’anca da otto coltellate; stramazzato per terra e tramortito, gli aggressori rimasero a vigilare perché nessuno osasse prestargli soccorso; un degno e coraggioso sacerdote don Michele Doria, decisamente intervenuto ricordò a quelli esagitati che anche sul campo di battaglia l’avversario ferito è sacro e deve essere soccorso; così al sacerdote fu consentito l’esercizio del suo alto ministero e più tardi una lettiga da lui stesso chiamata trasportò il ferito alla Croce Verde ridandogli la vita;
- Luisa e Carolina Porro infine, ghermite l’una dopo l’altra già prima del Ciriello nel vicolo S. Mauro, prese per capelli e trascinate a ritroso, attraverso 1’androne del loro palazzo, furono viste uscire su piazza Municipio circondate da una turba indemoniata che le sospingeva su via Giovanni Bovio, fra urla bestiali; appena fuori il portone uno sciancato levò in alto la sua stampella e colpì alla testa, una dopo l’altra le due vittime innocenti;
-Carolina ebbe un colpo di baionetta allo stomaco e venne ripetutamente colpita alla testa con l’impugnatura di una rivoltella; giunta innanzi all’armeria Giannotti era già cadavere; quivi un bruto le fu sopra e, orribile a dirsi, con i piedi calzati sporchi di fango, prese a pestarle la testa come vi ballasse sopra;
Luisa, che seguiva trascinata vicino al corpo della sorella ebbe la forza di ergersi un poco sul busto; sollevando poi i capelli insanguinati che le ottenebravano la vista, si guardò intorno ed ai comuni carnefici disse “siate benedetti”; un uomo allora le si avvicinò e chiamatala puttana le dette un calcio e poiché quella non cadde, le dette ancora uno spintone mandandola a sbattere con la testa contro lo spigolo della porta attigua all’armeria, il corpo sussultando si accasciò di traverso al marciapiede e poiché sbarrava l’entrata all’abitatore di un sottano, l’uomo afferrò la vittima per i piedi e la trascinò giù sulla strada accanto al cadavere della sorella;
-i presenti continuarono ad inveire contro le due martiri, facendo loro corona;
- da essi si staccò allora una donna non più giovane la quale, appressatasi ai due miseri corpi trasse dal seno, un pugnale o coltello, e colpì ripetutamente l’uno e l’altro chiamando le due sorelle puttane ed esclamando che quello era l’ultimo regalo;
- i corpi esanimi di Luisa e Carolina Porro giacquero sul fango della strada per tutta la notte guardati a vista da quei furfanti che vollero impedire anche l’opera di misericordia dei muti della Croce Verde;
- al mattino del giorno 8 di quel marzo (terribile nel ricordo degli andriesi della generazione di quegli anni), facendosi largo i militari venuti in assetto di guerra a proteggere la Città, venne sul posto dell’eccidio delle sorelle Luisa e Carolina Porro il Vescovo Mons. Di Donna; Vi giunse inaspettato, “solo”, dopo aver trascorso una notte-veglia in preghiera nella Cappella privata dell’Episcopio; pregò e poi con la mano benedicente impartì l’assoluzione alle due innocenti vittime; non lo faceva notare, ma piangeva le due vittime, entrambe Terziarie Trinitarie, sconfortato per quanto era successo e per il timore che i
disordini non si placassero; vi rimase sul posto sino a quando giunsero le “bare” mandate da Lui per la sepoltura delle due salme;
Alle ore 11,00 di quel giorno 8 marzo l’onorevole Di Vittorio poté arringare la folla promettendo lavoro, raccomandando l’ordine e imponendo il rispetto delle forze di Polizia che erano l’espressione del Governo dell’epoca. Da quel momento la calma e l’imperio della legge furono ristabiliti ed ebbe inizio, da parte della Polizia prima, dell’Autorità Giudiziaria dopo, l’opera complessa defaticante, ma sempre improntata alla più scrupolosa e vigile correttezza, diretta alla ricerca dei responsabili.

Considerazioni ed osservazioni.

I fatti quali sono stati ricostruiti e narrati innanzi alla stregua delle più sicure risultanze processuali, ebbero i loro volti ed i loro nomi, che la Corte di Appello di Bari, con sua sentenza del 2 dicembre 1947 rinviò i 130 imputati al giudizio della Corte d’Assise di Trani che alle ore 18,00 del 04 agosto 1948, dopo sette ore di camera di consiglio, pronunciò la sentenza: inflitti complessivamente 6 ergastoli e 826 anni di reclusione. A metà lettura le proteste del pubblico, costituito in gran parte da parenti degli imputati, inducono il Presidente della Corte a far sgombrare l’aula, la lettura proseguì in un silenzio irreale, scandito dal numero degli anni delle condanne.
Non trovano alcuno spazio le tesi del delitto politico o di folla. Il Giornale “l’Unità” grida a chiare lettere il proprio sdegno contro le ingiuste condanne, ritenendo la sentenza contro la miseria del Sud, 6 ergastoli agli affamati di Andria, un intero paese in lutto per le numerose e gravissime pene varianti dai 25 ai 40 anni. Il 7 agosto del 1948 il quotidiano comunista annuncia grandi manifestazioni di protesta a Bari, Barletta, Altamura, Andria e Trani, gridando il suo sdegno per la sentenza di Andria ed invitando i cittadini ad essere uniti in città e nelle campagne per far sentire ai giudici la voce di riprovazione dei lavoratori. La Questura di Bari ne dispone il divieto.
Tutti i politici di sinistra, dirigenti comunisti e sindacali di sinistra si sono affannati nel dimostrare che quelli episodi non dovevano leggersi come delitti comuni, ma come delitti politici o anche di folla per la forte componente economico-sociale che gli aveva determinati e per il clima che si era creato in tre giorni di forte protesta.
I facinorosi, gli aggressori rompendo gli indugi e ricorrendo alla violenza non per una buona conquista, balenata nelle loro coscienze come luce dell’aurora, sia pure cruenta, santificata dal sangue degli oppressi e dei deboli, ma intesero essi, sollecitati dall’egoismo e dall’odio, resi audaci dal numero, attuare un fatto di pura formazione e mera sopraffazione.
Non il ricorso alle autorità politiche ed amministrative (non si dimentichi che il Governo era allora nelle mani del tripartito e la Confederazione Generale del Lavoro era diretta dal comunista e pugliese on. G. Di Vittorio), non la comprensione, non la collaborazione veramente leale e onesta con gli organi e negli organi appositamente creati per la realizzazione appunto di questo loro diritto al lavoro e al pane, ma la ceca, la torbida violenza perché si facesse come loro volevano, si concedesse come e quanto essi pretendevano.
Essi non volevano sapere di limiti, di selezione dei disoccupati che ponesse termine allo scandalo degli orologiai che figuravano aver lavorato di pale e di badili a smuovere terra al campo sportivo, e la non meno scandalosa inclusione nelle liste persino dei carrettieri in proprio e mezzadri e di fittavoli, non volevano sapere di turni, di possibilità di occupazione da parte delle aziende agricole, di disciplina sul lavoro, di effettiva onesta prestazione di esso nei limiti delle proprie capacità lavorative; nulla di tutto questo, essi intendevano e volevano soltanto l’ingaggio quotidiano indiscriminato di tutti i disoccupati, veri o presunti che fossero, e basta.
Sopraffazione, prepotenza dunque per fini egoistici, per l’interesse individuale ad una utilità limitata e contingente. In ogni caso un delitto comune, non mai un delitto sociale.
Fatti e contestazioni assai gravidi di funeste conseguenze, con una forte dose di prepotenza associata, non possono passare per delitto politico o sociale quello che altro non è che il ribollire di egoistiche passioni, fatti di sopraffazione senza luce ideale, favoriti e realizzati per la bruta forza del numero e la momentanea carenza di poteri costituiti.
E fuor di dubbio che quell’innegabile disagio determinato dalla disoccupazione, quella insofferenza, quella impazienza alimentata, fomentata ed attizzata è stata accortamente e copertamente indirizzata e soprattutto diretta dal partito politico e da organizzazioni sindacali di sinistra. I lavoratori di Andria presi a strumento, non certo inconsci di codeste finalità di partito, hanno posto in essere gli orribili delitti.
È chiaro, perentorio: i guastatori e gli omicidi della tragica sera del 7 marzo hanno un volto, un’appartenenza, un ideale piastrino di riconoscimento che invano si cerca di annullare, cancellare, disperdere nella folla anonima, inorganica ed eterogenea che si era adunata in piazza Municipio.
Sono gli esagitati, sono gli attivisti del partito comunista che hanno preso la mano ai loro capi legittimi e responsabili, sono i refrattari ad ogni disciplina sociale e con costoro le belve in sembianze umane cui non occorre occasione per rivelarsi tali. Non alla folla, dunque, ma ai settari appartengono gli orrendi delitti.
Dal libro di F. Pirro: “Premeva in questa sede dare prova di un clima infuocato che lasciò strascichi per molti anni, figurarsi se non poteva superare l’uscio della Corte d ‘Assise di Trani dove solo 50 giorni dopo (8 giugno 1948) avrà inizio il processo per i moti di Andria “; “Un clima che certamente inciderà sulla lettura giuridica di quei fatti che, pur gravi, gravissimi, furono del tutto sradicati dal loro contesto sociale, politico, culturale “; “Ma a certa Magistratura è piaciuto tingerle addirittura di premeditazione perché le sentenze avessero il connotato della esemplarità “ “Il 18 aprile 1948 le elezioni politiche per il primo Parlamento Repubblicano, si svolsero in un clima di forte contrapposizione fra democristiani da una parte e dall’ altra, schierati in un unico fronte, i partiti di sinistra “; “Vicende troppo forti e coinvolgenti per escludere con certezza assoluta che possano aver condizionato coscienze e valutazioni”; “Una terribile tragedia culminata nella barbaria del linciaggio che la Corte d’Assise ricostruisce, mostrando anche nel linguaggio un atteggiamento che appare diffìcile definire neutrale“; “Processo che si è svolto in un clima di conflitto sociale per nulla differente da quello delle tre giornate del marzo ‘46”.
Il dott. F. Pirro omette diversi passi della sentenza emessa dalla Corte d’Assise in Trani il 04 agosto 1948, che invece sono riportati integralmente nel libro di Nicola Turi, unitamente alla sentenza emessa dalla Corte di Assise di Appello di Bari il 06-03-1953.
I molti fatti, volontariamente omessi da Federico Pirro per sostenere una certa tesi politica, invece avrebbero aiutato a capire in modo inequivocabile particolari accaduti che potrebbero farci capire meglio il ruolo preciso di alcuni attivisti del partito comunista, in una atmosfera rovente di commistione politico-sociale, nella quale il rancore, l’odio e le vendette alimentavano la violenza ispirata da taluni funzionari del partito comunista contro i cosiddetti agrari o padroni, con ampi movimenti di piazza.
L’autore del libro analizza ed interpreta la sentenza della Corte di Assise come una sentenza già scritta, che avrebbe rispecchiato solo ed esclusivamente gli interessi della classe agraria e avrebbe demonizzata l’intera classe contadina.
L’autore ha omesso di raccontare l’intera bestiale violenza di quel biennio senza menzionare il ruolo determinante del P.C.I. di allora, che spesso sobillava gli animi.
Cosa centra la fame, la miseria, la povertà, realmente presenti nella società andriese nel dopoguerra, con il picchiare, percuotere, aggredire, trucidare ed uccidere, commettendo atroci delitti comuni e feroci crimini.
La sentenza è stata emessa dalla Corte, dopo l’elencazione degli imputati e relative accuse, unicamente sullo svolgimento dei fatti costantemente con la mente tesa e rivolta a dimostrare dati di fatto che dovevano essere letti come delitti comuni, non influenzata dal clima determinatosi nei tie giorni di grande protesta e dai risultati del 18 aprile 1948 delle elezioni politiche per il primo Parlamento Repubblicano Italiano.
Mi sembra opportuno sottolineare a chiare note al dott. Pirro che il 1948 non è stato un anno di incomprensioni e di lotta ma è stato l’anno delle scelte decisive per il popolo italiano.
Il quadro internazionale presentava una situazione di forte contrapposizione tra il blocco Sovietico ed il Mondo Occidentale, costruito attorno all’alleato di gran lunga più forte gli Stati Uniti d’America. All’interno il Paese era lacerato da profonde divisioni ideologiche.
Il Papa ha affermato: “Esso (1948) sarà senza dubbio un anno di gravissime risoluzioni forse irrevocabili, un anno nel quale, come raramente è avvenuto nel passato, il mondo si troverà ad un bivio”.
Aumentava, intanto, la tensione nel mondo cattolico per il montante anticlericalismo che andava assumendo forme terroristiche: attentati verificatesi negli anni 1946-1947 contro Vescovi, Sacerdoti, Chiese e immagini sacre; ferito a colpi di pistole il Vescovo di Forlì; 1’ 8 gennaio del 1948 i rossi impedivano al Vescovo di Nardò (Lecce) di pronunciare un discorso.
Il 9 novembre 1946 dette alla Città di Andria la prima Amministrazione Comunale, democraticamente eletta a maggioranza assoluta socialcomunista, con Giunta Municipale, i cui componenti (Sindaco ed Assessori) al Congresso Mariano dimenticarono che quell’Amministrazione non era rappresentanza di un partito politico di ideologia ostile a quella della Chiesa Cattolica, ma era, invece, rappresentanza della Città e della intera popolazione.
Quei rappresentanti della Civica Amministrazione, sollecitati dall’assessoressa, impudicamente e con comportamento oltraggioso abbandonarono indecorosamente le diverse migliaia di cittadini che affollavano all’inverosimile Piazza Catuma il 10 giugno 1947, la domenica conclusiva del Congresso Mariano, oltraggiarono la Città quando in maniera plateale abbandonarono il “primo posto” che avevano preteso nella piazza del Congresso e così dettero ancora una volta, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, la dimostrazione del disaccordo loro con i principi della Fede Cristiana.
Abbandonarono indecorosamente quella piazza portando via anche il Gonfalone della Città nel momento in cui il Cardinale Bruno stava rammentando, nel corso della sua omelia, “la verità” dei fatti che condannavano la fanatica ideologia leninista-staliniana con i conseguenti comportamenti e dei principi della Fede Cristiana, tra i quali quello dell’amore, della carità, della fraternità e della solidarietà.
Pio XII avverte, con acuta sensibilità, il pericolo mortale del Comunismo e passa all’azione. All’apparato capillare e burocratico comunista bisogna opporre una struttura operativa altrettanto capillare, ma basata sul coraggio della fede e l’entusiasmo del volontariato.
Il pensiero corre deciso sulle parrocchie, sull’Azione Cattolica e sulla nascita dei Comitati Civici.
Il clima, già fortemente ideologizzato, solcava ulteriormente lo scontro radicale tra civiltà cristiana e comunismo ateo.
A rendere fosco il clima contribuirono l’attivismo pericolosissimo del COMIMFORM, il colpo di Stato russo in Cecoslovacchia e la feroce azione contro i cattolici specialmente in Ungheria colpendo sacerdoti e cardinali. Di qui, non il diritto, ma il dovere di mobilitazione anche della Chiesa Italiana.
I comitati civici, addottrinati sulle vicende politiche nazionali e locali, mobilitati da Gedda per dare manforte in quella fatidica circostanza politica e religiosa italiana, consapevoli quali erano i pericoli di un totalitarismo, intrapresero una battaglia democratica elettorale contro il marxsismo ed a favore della Democrazia Cristiana.
La sinistra aveva sottovalutato le forze delle “fanterie parrocchiali”. Queste galvanizzate dal clero, con l’efficacia di una propaganda capillare ad honorem, consentirono ad un Partito nascente, come la Democrazia Cristiana, ispirata e retta da quel grande uomo e valoroso statista Alcide De Gasperi, povera di mezzi organizzativi di conseguire il 18 aprile 1948 un clamoroso insperato successo.
È indispensabile e particolarmente significativo ricordare (o far conoscere) come l’Italia fece coraggiosamente la scelta democratica e occidentale isolando i comunisti e i loro alleati di obbedienza sovietica.

Ecco i risultati:
In campo nazionale
Votanti 92% degli elettori
D.C. 48,5% alla Camera; 48,1% al Senato
Fronte Popolare (PCI e PSI) 31% alla Camera e 30,8% al Senato.

Ad Andria
Votanti 96,36% degli elettori
D.C. 53,32% alla Camera; 55,23% al Senato
Fronte Popolare (PCI e PSI) 4 1,40% alla Camera e 4 1,59% al Senato.

Netta la vittoria della Democrazia Cristiana in Italia e anche nella nostra Andria.
Il 18 aprile 1948 è una data da incorniciare nella Storia d’Italia, decisiva per le sorti del Popolo Italiano, per consegnare alla memoria dei giovani e dei non giovani un evento, senza del quale la storia italiana sarebbe stata certamente diversa.
Il Partito di Alcide De Gasperi, la Democrazia Cristiana ha garantito 50 anni di pace, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ad essere la quinta potenza mondiale, aiutando le fasce medie e deboli della, popolazione ed ha avuto meriti storici che nessuno può liquidare. La Democrazia Cristiana i conti con la propria storia li ha già pagati, abbondantemente.
Gli errori compiuti da alcuni uomini della D.C. negli ultimi anni di Governo e di Amministrazione Pubblica (e sono tutti deprecabili, senza attenuanti) non devono affatto cancellare i menti di moltissimi altri uomini che hanno fatto la storia, hanno salvato la democrazia, hanno difeso i valori della civiltà, cristiana e hanno fatto la ricostruzione dell’Italia, all’indomani della seconda guerra mondiale.
Ma la storia non si cancella. Gli errori di alcuni uomini non possono affatto annientare il valore complessivo di una esperienza politica che, a conclusione del suo ciclo, si rivelò di importanza storica per il raggiungimento di traguardi insperati a difesa di ideali e valori esposti a rischio mortale nel caso di una vittoria elettorale del comunismo marxista, oltre che totalitario.
È una constatazione che nessuno può onestamente contestare, nonostante il triste tramonto della Democrazia Cristiana.
Tutto questo è nato, non c’è dubbio, da quel 18 aprile 1948, che, piaccia o no al doti Federico Pirro, segnò il punto di demarcazione tra democrazia e dittatura, se è vero, com’è riconosciuto dagli storici più obbiettivi, che fu appunto quella vittoria che sconfisse non solo il Fronte Popolare, ma soprattutto una coalizione politica, in cui prevalente e determinante era il Partito Comunista del tempo.
In quel particolare contesto storico veniva additata nel Comunismo, non solo una dottrina materialistica e atea, ma soprattutto una ideologia violenta e disumana, una concezione classista e totalitaria che andava contro i diritti dei popoli ed i veri interessi dei lavoratori.
Tutte denunce che, dopo il crollo del Muro di Berlino (1989), risulteranno ampiamente giustificate e documentate.
È una esposizione semplice ed impietosa del profilo essenziale del comunismo marxista-leninista, quale di fatto si è realizzato nei Paesi dove i comunisti hanno conquistato il potere.
Doverosa è la gratitudine verso il popolo cristiano, parte migliore dei nostri uomini democratici cristiani e di azione cattolica, che con vera azione di riscossa appassionata ed appassionante, con fervore ed unità, risparmiarono al nostro Paese la tragica esperienza del Comunismo per consentire e poter veramente attuare la libertà, il lavoro e la pace.
Questo è quanto ho voluto ricordare, non certo per motivi politici né per rinfocolare odi e polemiche, ma per dovere di memoria storica, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni perché sappiano chi, ed in quali condizioni, profuse il suo impegno per garantire loro un regime di libertà, condizione per la ricostruzione morale e lo sviluppo economico dell’Italia Repubblicana e Democratica. Solo attraverso il recupero completo della memoria storica è possibile fondare ed irrobustire quella coscienza “politica” che è indispensabile per una attiva partecipazione alla vita sociale.
Questo è quanto ho voluto ricordare -conclude nella sua lunga e meticolosa ricostruzione l'ing. Berardino Di Nanni- contro ricostruzioni storiche distorte e menzognere, senza negare le difficoltà e le contraddizioni incontrate e senza rivendicare meriti particolari, ritenendo di aver dato un contributo decisivo alla rinascita democratica del Paese per aver svolto un ruolo di attento osservatore, di testimone e qualche volta di protagonista, con i limiti delle mie capacità ma con molta carica di entusiasmo".
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  NETIUM il Gio Mar 03, 2011 10:03 am



è un'analisi abbastanza dettagliata delle vicende che nel primissimo dopoguerra interesserarono la nostra citta.
è lungo, io l'ho letto tutto e vi consiglio di perdere qualche minuto, perche il racconto è tanto interesante quanto spaventoso.
Tralasciando il punto di vista politico, la vicenda raccontata fa parte della nostra storia, ed è molto interessante capire cosa era Andria in quel periodo e a cosa fossero disposti gli andriesi pur di difendere un certo ideale, senza trascurare il fatto che l'ignoranza e l'orgoglio forse sosno state alla base di tutto..
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  fidelis277 il Gio Mar 03, 2011 10:44 am

NETIUM ha scritto:

è un'analisi abbastanza dettagliata delle vicende che nel primissimo dopoguerra interesserarono la nostra citta.
è lungo, io l'ho letto tutto e vi consiglio di perdere qualche minuto, perche il racconto è tanto interesante quanto spaventoso.
Tralasciando il punto di vista politico, la vicenda raccontata fa parte della nostra storia, ed è molto interessante capire cosa era Andria in quel periodo e a cosa fossero disposti gli andriesi pur di difendere un certo ideale, senza trascurare il fatto che l'ignoranza e l'orgoglio forse sosno state alla base di tutto..

Quoto.
Davvero molto interessante...a mio avviso l' ignoranza degli andriesi è rimasta la stessa, è l'orgoglio che è venuto meno ed è stato sostituito dall' apparenza!
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  ANDRIASOVRANA il Gio Mar 03, 2011 10:51 am

Che DIO perdoni queste atrocita' SATANA quando colpisce crea solo disastri .........pieta'e gloria x tutti gli innocenti morti ANDRIESI!!!!!!!
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  NETIUM il Gio Mar 03, 2011 11:02 am

in passato c'era ignoranza, nel senso di scarsa conoscenza, ma ricordando ad esempio la battaglia del 1799,( che adoro), durante la quale gli andriesi decisero di schierarsi dalla parte dei borboni e contrastare l'entrata in paese dei francesi guidati da Carafa, ora nessuno puo dire se abbiano fatto la scelta giusta, fatto sta che i francesi hanno dovuto subire notevoli perdite prima che qualcuno gli permettesse di attraversare le mura, è questo perche nonostante l'ignoranza gli andriesi ebbero il coraggio di appoggiare una causa fino alla morte.
con cio voglio dire, che mentre in passato all'ignoranza si affiancava l'orgoglio, l'onore, e il coraggio, oggi all'ignoranza si accosta molto tranquillamente la stupidità e sono d'accordo sulla apparenza.
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  fidelis277 il Gio Mar 03, 2011 11:22 am

ANDRIASOVRANA ha scritto:Che DIO perdoni queste atrocita' SATANA quando colpisce crea solo disastri .........pieta'e gloria x tutti gli innocenti morti ANDRIESI!!!!!!!

A mio avviso qui non si tratta di Satana, ma semplicemente di fame, tanta fame dovuta ad anni di guerra e di fascismo...se oggi nei tribunali c' è scritto "La legge è uguale per tutti" (anche se sappiamo poi come va a finire) è grazie alla lotta di classe che i nostri avi hanno messo in campo e che, purtroppo, è costata la vita a innumerevoli persone!
Ricordo che prima del 1946 le donne non potevano votare e che solo gli uomini con determinati requisiti potevano farlo...quanto successo ad Andria è sicuramente un atto gravissimo da punto di vista umano, ma è anche grazie ad atti come questi che oggi il tuo pensiero valga quanto quello di una persona che in banca ha 2 milioni di euro (poi, spero per te che quella persona possa essere tu Laughing )!
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Messaggio  ANDRIASOVRANA il Gio Mar 03, 2011 12:18 pm

fidelis277 ha scritto:
ANDRIASOVRANA ha scritto:Che DIO perdoni queste atrocita' SATANA quando colpisce crea solo disastri .........pieta'e gloria x tutti gli innocenti morti ANDRIESI!!!!!!!

A mio avviso qui non si tratta di Satana, ma semplicemente di fame, tanta fame dovuta ad anni di guerra e di fascismo...se oggi nei tribunali c' è scritto "La legge è uguale per tutti" (anche se sappiamo poi come va a finire) è grazie alla lotta di classe che i nostri avi hanno messo in campo e che, purtroppo, è costata la vita a innumerevoli persone!
Ricordo che prima del 1946 le donne non potevano votare e che solo gli uomini con determinati requisiti potevano farlo...quanto successo ad Andria è sicuramente un atto gravissimo da punto di vista umano, ma è anche grazie ad atti come questi che oggi il tuo pensiero valga quanto quello di una persona che in banca ha 2 milioni di euro (poi, spero per te che quella persona possa essere tu Laughing )!
Possa essere io cosa???? non capisco , ma quello che tu dici la FAME non giustifica gli atti persecutori ed una VIOLENZA cosi' SCHIFOSA verso innocenti Donne e i piu' deboli solo perche' benestanti o politicamente "avversari" ,mi dispiace ma quello che tu dici non sta' ne' in cielo e tanto meno sulla terra....
Nessuna scusante che possa essere FAME e INGIUSTIZIE varie GIUSTIFICANO LA VIOLENZA ne' ora ne mai ,e tu mi dici che SATANA non ha niente a che fare??????
Poi il popolo come tu lo chiami x me' e' INFAME perche' fa leva e trova il pretesto di fare quello che vuole accanendosi solo verso INNOCENTI DICO INNOCENTI e chiudo qui!!!!!!
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Messaggio  fidelis277 il Gio Mar 03, 2011 1:09 pm

ANDRIASOVRANA ha scritto:
fidelis277 ha scritto:
ANDRIASOVRANA ha scritto:Che DIO perdoni queste atrocita' SATANA quando colpisce crea solo disastri .........pieta'e gloria x tutti gli innocenti morti ANDRIESI!!!!!!!

A mio avviso qui non si tratta di Satana, ma semplicemente di fame, tanta fame dovuta ad anni di guerra e di fascismo...se oggi nei tribunali c' è scritto "La legge è uguale per tutti" (anche se sappiamo poi come va a finire) è grazie alla lotta di classe che i nostri avi hanno messo in campo e che, purtroppo, è costata la vita a innumerevoli persone!
Ricordo che prima del 1946 le donne non potevano votare e che solo gli uomini con determinati requisiti potevano farlo...quanto successo ad Andria è sicuramente un atto gravissimo da punto di vista umano, ma è anche grazie ad atti come questi che oggi il tuo pensiero valga quanto quello di una persona che in banca ha 2 milioni di euro (poi, spero per te che quella persona possa essere tu Laughing )!
Possa essere io cosa???? non capisco , ma quello che tu dici la FAME non giustifica gli atti persecutori ed una VIOLENZA cosi' SCHIFOSA verso innocenti Donne e i piu' deboli solo perche' benestanti o politicamente "avversari" ,mi dispiace ma quello che tu dici non sta' ne' in cielo e tanto meno sulla terra....
Nessuna scusante che possa essere FAME e INGIUSTIZIE varie GIUSTIFICANO LA VIOLENZA ne' ora ne mai ,e tu mi dici che SATANA non ha niente a che fare??????
Poi il popolo come tu lo chiami x me' e' INFAME perche' fa leva e trova il pretesto di fare quello che vuole accanendosi solo verso INNOCENTI DICO INNOCENTI e chiudo qui!!!!!!

Ti avevo augurato di avere in banca 2 milioni di euro, ma se vuoi me lo rimangio...in ogni caso "Popolo infame", "Pretesto per fare quello che vuole", "solo perchè benestanti" sono slogan che sono totalmente estranei al contesto storico in cui sono avvenuti questi avvenimenti.
La violenza verso gli innocenti (come li chiami tu) è sempre deprecabile, ma negli anni '40 la gente viveva in un contesto di totale ignoranza dovuta non solo alla fortissima povertà, ma soprattutto a causa della forte sudditanza verso coloro che detenevano il potere economico e politico, dal quale quasi la totalità della popolazione era estromessa! La rabbia fa fare cose che sono sicuramente condannabili, ma in quegli anni ti ricordo che molti andriesi vivevano nelle grotte, erano sottopagati e schiavizzati nei campi e a causa della guerra (nella quale proprio i più poveri erano quelli che venivano mandati al fronte), anche le famiglie che non avevano subito lutti non riuscivano a sopravvivere...Il problema di noi ragazzi di oggi è che non solo nn sappiamo dove stiamo andando, ma sopratutto non ci ricordiamo da dove veniamo!
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Messaggio  Riccardo il Gio Mar 03, 2011 4:21 pm

Chi ha sparato in piazza Municipio al comizio del On. Di Vittorio ? Facendo cosi disperdere la folla di gente accorsa per assistervi !
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Messaggio  Zio Peppe il Gio Mar 03, 2011 8:15 pm

Lo leggerò sicuramente perchè è una vicenda che mi ha sempre turbato.

A tal proposito, dove si può trovare una storia dettagliata di Andria? Intendo storia moderna e contemporanea, anche dei libri andrebbero benissimo...
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  paco soares il Gio Mar 03, 2011 8:51 pm

purtroppo non si tratta solo dell'ignoranza degli andriesi o dei pugliesi subito dopo a fine della guerra eccidi del genere furono effettuati anche in emilia romagna, in piemonte (nelle langhe) e in lombardia. Sporadici episodi comuqnue in tutta italia....vi consiglio la lettura di qualche Libro di Pansa. La resa dei conti in quegli anni fu tremenda......Unico particolare molti di quelli che commisero quei fatti non sono mai stati giudicati e mai condannati.....sapete perche'???

perche casualmente il ministro della giustizia fu affidato ad un certo Palmiro Togliatti che promulgo un "amnistia"....notate che Togliatti ebbe l'onore di essere m. della giustizia solo dal 45 al 46 il tempo di sistemare gli eccidi fatti nel dopoguerra e poi tornare a dirigere il partito....

interessante.....

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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  Massimein il Ven Mar 04, 2011 11:08 am

Zio Peppe ha scritto:Lo leggerò sicuramente perchè è una vicenda che mi ha sempre turbato.

A tal proposito, dove si può trovare una storia dettagliata di Andria? Intendo storia moderna e contemporanea, anche dei libri andrebbero benissimo...

Io ho un bel libro di un noto imprenditore andriese che ora non c'è più: una sua biografia nell'Andria di quegli anni, interessantissimo, quante storie che non conoscevo le ho sapute ora.
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Re: ECCIDIO SORELLE PORRO

Messaggio  NETIUM il Ven Mar 04, 2011 12:22 pm

Massimein ha scritto:
Zio Peppe ha scritto:Lo leggerò sicuramente perchè è una vicenda che mi ha sempre turbato.

A tal proposito, dove si può trovare una storia dettagliata di Andria? Intendo storia moderna e contemporanea, anche dei libri andrebbero benissimo...

Io ho un bel libro di un noto imprenditore andriese che ora non c'è più: una sua biografia nell'Andria di quegli anni, interessantissimo, quante storie che non conoscevo le ho sapute ora.

io ho letto:
ANDRIA la mia citta di Riccardo Loconte Mezzina 1978
Storia della citta di Andria di Riccardo D'Urso Atesa Editrice

il primo è piu scolastico come testo mentre il secondo è molto piu raffinato, sia nella rilegatura che nell'esposizione..
il primo racconta la storia della nostra citta fino agli anni 70, ed è abbastanza ricco di immagini. il secondo va dalle origine fino agli inizi del 900.
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Messaggio  NEW BLU GENERATION il Ven Mar 04, 2011 5:24 pm

Poi parlano male del fascismo, il comunismo non è stato da meno.
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Messaggio  Zio Peppe il Ven Mar 04, 2011 5:43 pm

NETIUM ha scritto:
Massimein ha scritto:
Zio Peppe ha scritto:Lo leggerò sicuramente perchè è una vicenda che mi ha sempre turbato.

A tal proposito, dove si può trovare una storia dettagliata di Andria? Intendo storia moderna e contemporanea, anche dei libri andrebbero benissimo...

Io ho un bel libro di un noto imprenditore andriese che ora non c'è più: una sua biografia nell'Andria di quegli anni, interessantissimo, quante storie che non conoscevo le ho sapute ora.

io ho letto:
ANDRIA la mia citta di Riccardo Loconte Mezzina 1978
Storia della citta di Andria di Riccardo D'Urso Atesa Editrice

il primo è piu scolastico come testo mentre il secondo è molto piu raffinato, sia nella rilegatura che nell'esposizione..
il primo racconta la storia della nostra citta fino agli anni 70, ed è abbastanza ricco di immagini. il secondo va dalle origine fino agli inizi del 900.
Quando avrò un po' di soldi vedrò di procurarmeli, ti ringrazio.

Per quanto mi riguarda posseggo l'interessantissimo "Il volto antico di Andria Fidelis" edito dalla famiglia Ruotolo in memoria di Mons. Giuseppe Ruotolo.
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