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Messaggio  In The Main il Lun Ago 01, 2011 6:48 pm

Fair Play Finanziario (FPF)

Ci siamo quasi, dalla stagione 2013/2014 tutte le società non dovranno solamente conquistare l' Europa in campo, ma anche fuori. Fuori dal campo le società dovranno avere un bilancio "adeguato" e dovranno poi impegnarsi nel futuro a risanare tutti i debiti qualora ne avessero. Le società di calcio diventeranno dunque delle vere e proprie aziende in grado di autoregolarsi e autosanarsi tramite la gestione dei ricavi. Senza questa condizione, niente Europa.

Ovviamente il tutto sarà lento e graduale. La Uefa inizierà aa analizzare i blianci delle società relativi al 2012 e al 2013 dove, il risultato complessivo di disavanzo, non dovrà essere superiore a 45 milioni di euro con un bonus di 5 milioni di sforamento. Facciamo un esempio. La società X nel 2012 ha riportato perdite per 80 milioni. Nel 2013 non ha alcuna perdita, anzi ha percepito ricavi per 40 milioni di euro. Il saldo sarà dunque 80-40 = 40. La società risulta pertanto indebitata di 40 milioni di euro dunque ha rispettato il parametro assegnato di "non superare i 45 milioni di debito".

Nella stagione 2014/2015 verranno invece esaminati i bilanci relativi alle gestioni 2012-2013-2014 ed, il risultato aggregato dei vari esercizi, non dovrà superare il deficit complessivo di 45 milioni di euro, con il classico bonus da 5 milioni.
Facciamo nuovamente un esempio. La società Y ha, nell' esercizio 2012, riportato perdite per 60 mln, nel 2013 ricavi per 30 mln, nel 2014 perdite per 10 milioni. Risultato -60+30-10 = 40. La società Y ha rispettato il parametro.

Invece, a partire dalla stagione 2015/2016, il disavanzo dovrà essere entro i 30 milioni (più 5 mln bonus) e verranno nuovamente analizzati gli esercizi dal 2012 al 2015.
Questo graduale percorso porterà nel 2017/2018 a dover rispettare la regola di "break-even", ossia di pareggio di bilancio dove costi e ricavi si pareggiano.
Le società dovranno pertanto essere gestite in modo diverso e molto verosimilmente come si gestisce un' azienda. La Uefa inoltre spingerà molto sulle cosidette "entrate virtuose".
Cosa sono?

Le "entrate virtuose" sono quelle entrate derivanti da: vendita biglietti, abbonamenti, diritti televisivi, sponsor, pubblicità e marketing. Queste attività prepongono un impianto di stadio in grado di fornire certi tipi di entrate. Si dovà abbandonare il concetto attuale costruendo stadi di proprietà per poter allargare il proprio business.
Chi è andato almeno una volta in uno stadio inglese avrà certamente notato che, oltre ad essere adibiti ad ospitare partite di calcio, sono attrezzati a supportare un grande bacino di clientela attraverso sia ampi servizi di ristoro sia negozi veri e propri. Risultano essere grandi centri commerciali.

E' ovvio che, a questo punto, risulta necessario investire sugli stadi di proprietà.


Il processo sarà dunque lento e, per qualcuno, doloroso. I presidenti "mecenati", che sborsano quattrini su quattrini per sanare i debiti, dovranno inesorabilmente lasciare posto al nuovo modello di società calcistica, incentrato sullo stadio e che andrà diretto, stile Juventus, come una vera e propria azienda.

Ce la faremo?

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