ANDRIA : LA STORIA

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Messaggio  NETIUM il Dom Nov 29, 2009 1:05 pm

novembre 2009 Via Fornaci: una parte di Andria antica, ricca di testimonianze del passatoIl prof. Riccardo Suriano ed il rag. Pasquale Lomuscio ci raccontano uno "scorcio" della nostra storia antica di La Redazione

"Sono anni che organizzo iniziative culturali (come la 2^ Edizione di PRO – SAN DOMENICO di Settembre scorso oppure l'ultima “Viaggio... immaginario nel centro – storico di Andria e Castel del Monte” appena conclusasi presso il magnifico Palazzo Ducale, Sabato 21 e Domenica 22 Novembre 2009) ma anche visite guidate. Visite guidate per ragazzi e adulti, per le scuole, per gruppi organizzati o per singoli cittadini. Spesse volte i più attenti e i più interessati visitatori all'Andria di un tempo, neanche troppo remoto, mi hanno rivolto una domanda singolare: “Che sai di Via Fornaci? Come si spiega quel toponimo?”.

Via Fornaci è come Via degli Orefici a Milano! Come il notissimo Ponte Vecchio di Firenze, una via con contorni e profumi delle vecchie botteghe artigiane.
Via Fornaci è una delle poche strade di Andria che conserva il nome legato a un mestiere d'altri tempi, un mestiere che non c'è più.

La strada dista davvero pochissimi metri da Piazza Umberto 1° (Piazza Municipio) e dal Magnifico Palazzo Municipale. Chi percorre Via Ferrucci, giunto in Piazza Umberto 1°, gira a destra verso il breve tratto di Via Attimonelli. Poi piega ancora a destra. Si ritrova subito in Via Fornaci. E' una via abbastanza lunga e stretta, che dal centro conduce giù fino a Via Camaggio e rione Monticelli. Una lunga discesa stretta da case d'inizio Novecento, più qualche anonima palazzina di recentissima costruzione. A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento in Via Fornci c'era anche la vecchia sede della Pretura di Andria con annessa abitazione dei giudici.

Un tempo Via Fornaci era abitata soprattutto da maestri artigiani abilissimi a modellare l'argilla. Era l'epoca in cui l'olio, l'acqua, il pane, il vino, le olive si conservavano in vasi di terracotta. Mi dicono che le botteghe erano innumerevoli. Ciascuna aveva una o più fornace per la cottura dei mattoni e dei vasi appena modellati. Non mancavano i torni, strumenti tipici per la lavorazione della pasta di creta. Era nota anche fuori città la bravura dei vasai andriesi. Dalle loro botteghe uscivano manufatti perfetti, non inferiori persino agli antichi vasi dell'arte greco-romana. Si produceva di tutto: mattoni, anfore, giare, orci(“cicino”), pignate, ecc.

L'attività del fornaciaio, specialmente l'arte del vasaio, risale ancora prima della grande civiltà egizia. Un'arte che dipendeva molto dall'abilità delle mani, acquisita dopo tanti anni di esperienza e pratica manuale e un buon tornio di legno fatto girare dai piedi, mentre le abili mani modellavano la pasta di argilla. Arte, questa, praticata da uomini semplici, senza cultura, illetterati, comunque chiamati artisti e protagonisti di una storia ultramillenaria, successivamente minata e soffocata da concezioni materialistiche e tecnologiche.
Letale fu l'invenzione della plastica nel 2° dopoguerra. Più maneggevole, più leggera, più resistente, la plastica spazzò via la figura del vasaio. La terracotta fu travolta dall'invasione della plastica (e del vetro).

I vasai scomparvero. Le fornaci di mattoni furono demolite per dare spazio ad anonime palazzine residenziali. Alcuni di questi artisti – artigiani sopravvivevano ancora negli anni Cinquanta del secolo scorso. Oggi, invece, solo il toponimo è rimasto!
Eppure, di recente, ho saputo che in Via Fornaci, qualche erede conserva, ancora oggi, da qualche parte, l'antica fornace ancora intatta e completa. Ferma, spenta, coperta di polvere, inutilizzata.
Ma che potrebbe riprendere a funzionare, tanto più che l'odierna civiltà post-industriale ha dichiarato guerra alla plastica, al suo uso e abuso, vera nemica dell'ambiente e dell'uomo.
Qualcuno ritiene certo che sopravvivono gli eredi dei vecchi vasai che non hanno dimenticato l'antica tecnica della lavorazione dell'argilla. Che potrebbero riaprire le botteghe d'una volta, solo se lo volessero. Dare spazio, persino, a visite guidate alle storiche fornaci. E soprattutto a insegnare e far conoscere alle nuove generazioni un'arte destinata a dare, sono certo, nuove prospettive di lavoro e di occupazione ai giovani d'oggi".

A cura del prof. Riccardo Suriano e del rag. Paquale Lomuscio
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