Nuova crisi economica: Italia sotto attacco

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Messaggio  In The Main il Mar Lug 12, 2011 8:15 am

Italia sotto attacco: Borsa giù del 4%
Merkel a Berlusconi: subito la manovra
Titoli di Stato nel mirino: record del differenziale Btp-Bund Crollano le banche. Appello di Napolitano: coesione


ROMA - La Ue è pronta a prendere nuove misure per la stabilità della zona euro e per consolidare la sua resistenza al rischio di contagio della crisi: è quanto si legge in un comunicato diffuso al termine dell'Eurogruppo che si è riunito oggi.
Il tutto in una giornata che ha visto l'Italia ancora nel mirino della speculazione per la crisi del debito dell'Eurozona: dopo il venerdì nero, nuovo tonfo a Piazza Affari, che ha perso quasi il 4%, scendendo ai minimi dell'anno, mentre i titoli di Stato sono rimasti sotto tiro per tutta la giornata e il differenziale con il bund tedesco è volato oltre quota 300 punti, a livelli che non si vedevano da 15 anni.

L'indice Ftse Mib dei titoli principali del listino milanese ha chiuso con un ribasso del 3,96%. Con il
calo si sono volatilizzati 16 miliardi di capitalizzazione. Giù anche le altre piazza europee, Madrid e Atene le peggiori. Le banche, le prime a pagare il rischio paese, subiscono un nuovo scossone e il film, commentano gli operatori, è molto simile a quello già vissuto il 24 giugno e l'8 luglio. Come venerdì scorso, nonostante la decisione della Consob di porre un freno alle vendite allo scoperto, crollano ancora le banche, con Unicredit (-6,3) e Intesa Sanpaolo (-7,7%) in caduta libera ai minimi dal 2009.

Gli indici milanesi hanno iniziato a precipitare e ad andare vistosamente peggio delle altre piazze finanziarie europee nel pomeriggio, dopo che gli spread tra i Btp e i bund decennali tedeschi sono balzati su nuovi massimi. I trader mettono in relazione le massicce vendite di titoli azionari italiani con la delicata situazione politica, in un contesto europeo già traballante per la crisi greca.

La differenza di rendimento tra Btp e Bund decennali ha sfondato un nuovo record, salendo oltre i 300 punti, fino a quota 301, segno che gli investitori fuggono dai titoli italiani. L'attacco speculativo sull'Italia, tuttavia, non è isolato: anche i titoli del debito sovrano spagnoli sono finiti sotto attacco e il differenziale di rendimento ai massimi assoluti, ben oltre quota 300 punti. Ma sotto pressione ci sono anche i titoli della Grecia, con il tasso del decennale sopra il 17% e lo spread con il Bund a 1.4011 punti, Portogallo e Irlanda. L'ondata non risparmia neanche la Francia: lo spread con il Bund si è allargato a 63 punti.

Euro in calo. La moneta unica scende a quota 1,40 dollari contro gli 1,4258 di venerdì sera. Nel corso degli scambi la divisa comune è scesa brevemente anche sotto quota 1,4 per la prima volta dal 23 maggio risentendo del sempre crescente nervosismo per gli attacchi speculativi a Italia e Spagna oltre che l'incertezza che ancora contorna la soluzione dell'enigma del debito greco. L'eruo tocca poi un nuovo minimo storico nel cambio con la divisa elvetica scendendo a 1,1672 franchi. La paura per la crisi dei debiti sovrani fa infatti volare la moneta elvetica, bene rifugio per eccellenza.

La tensione ha riguardato insomma un po' tutta l'Europa ma, nonostante le contromisure della Consob, nel mirino è finita proprio l'Italia. Dopo il crollo dei mercati di venerdì, i ministri delle Finanze dell'area euro si sono riuniti stamani a Bruxelles con l'urgenza ancora più pressante di accelerare il nuovo salvataggio della Grecia: l'incertezza sta destabilizzando i mercati e il piano-bis serve «il prima possibile», dice il presidente della Commissione Ue Josè Barroso.

In mattinata le massime autorità europee (presente anche il Fondo monetario internazionale) hanno tenuto un vertice straordinario per fermare i timori di contagio. E verso l'Italia dai leader Ue arriva un segnale chiaro e forte: pieno sostegno. «Ho telefonato ieri al presidente del Consiglio italiano», ha rivelato la Merkel, chiedendo che l'Italia dia «un segnale importante». La Cancelliera ha «piena fiducia nel fatto che il governo italiano adotterà» una manovra che vada incontro alla necessità di «risparmio e consolidamento».

La situazione di tensone sui mercati impone un segnale forte: nei corridoi del Consiglio Ue si guarda con preoccupazioni alle divisioni nell'esecutivo italiano e alle inchieste giudiziarie che rimbalzano sulla stampa. La preoccupazione è alta e lo dimostrano le parole del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, accorso a dare man forte alla cancelliera: la manovra italiana è «molto convincente». E «non credo affatto» - dice il ministro - che l'Italia possa diventare la prossima vittima del contagio dopo Irlanda e Portogallo. Anche la presidenza di turno polacca della Ue si è detta «non preoccupata» per il rischio di un contagio all'Italia. Spagnoli e olandesi hanno attestato anch'essi ampia fiducia verso Roma.

Parla anche il rappresentante italiano al Consiglio direttivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi: «L'Italia non fallirà mai perché è un Paese ricco», dice. Ma lascia intravedere un ulteriore passaggio della crisi: dai debiti degli Stati alle banche che hanno acquistato questo «debito sovrano».

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato intanto a lanciare un appello alla coesione. Poi in serata, dopo l'annuncio dell'opposizione, che si è detto pronta presentare poche richieste di modifiche della manovra e a garantie tempi certi per l'approvazione, «ha preso nota con viva soddisfazione degli annunci venuti dall'opposizione nel senso di un impegno a concorrere - con "pochi qualificati emendamenti" - a una "rapidissima approvazione" della necessaria manovra finanziaria. Ci si attende che a ciò - ha continuato napolitano - corrisponda la immediata disponibilità di governo e maggioranza a condurre le consultazioni indispensabili e a ricercare le convergenze opportune».

Napolitano: coesione nazionale per prove difficili. Il presidente della Repubblica ha detto che «oggi più che mai dovrebbe sprigionarsi nel nostro Paese un impegno di coesione nazionale di cui c'è bisogno per affrontare le difficili prove che sono all'ordine del giorno». Napolitano ha parlato al Viminale portando un saluto alla cerimonia per i 100 anni del palazzo sede del ministero dell'Interno: «Cerchiamo di dare una mano anche al di fuori di questo palazzo. Ma credo che sia nostro sforzo comune e, bene ha fatto a dirlo la dottoressa Marcegaglia, sia parte integrante di un impegno che più che mai dovrebbe sprigionarsi in questo momento nel nostro Paese, nella società e nelle istituzioni, di coesione nazionale di cui c'è indispensabile bisogno per affrontare e superare le difficili prove che già sono all'ordine del giorno».

«Il fatto stesso che non abbiamo battuto ciglio e siamo rimasti al Governo significa che avevamo coscienza di quello che sarebbe successo, se ce ne fossimo andati saremmo finiti come la Grecia»: lo ha detto Umberto Bossi parlando con i giornalisti della situazione dell'economia. «Noi siamo coesi, la maggioranza è coesa, troviamo sempre l'accordo alla fine», ha aggiunto il leader della Lega. Poi, rispondendo a una domanda sull'appello alla coesione nazionale invocata dal presidente Napolitano, ha aggiunto «è chiaro che l'opposizione la coesione la fa a suo modo, facendo la guerra. Come si fa a dire all'opposizione di dirsi d'accordo col Governo? È più facile a dirsi che a farsi».

«Serve una barra più solida per capire l'atteggiamento sui mercati finanziari ma bisogna affrontare le riforme per l'economia reale - dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani -. Per l'Italia è un passaggio delicato che deve consigliare grande serietà. Rifiutando le speculazioni ma facendo la nostra parte, che vuol dire fare le riforme per un percorso di crescita del Paese disturbando un po' tutti ma soprattutto chi si è disturbato di meno, a cominciare dalle rendite. Per rassicurare i mercati non servono banali rassicurazioni o tagli».

«I gruppi di Senato e Camera del Pdl stanno lavorando alla definizione di pochi e qualificanti emendamenti alla manovra di stabilizzazione finanziaria». Lo annunciano in una nota congiunta Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, che guidano i
gruppi del Pdl dei due rami del Parlamento. «Il nostro obiettivo - spiegano Gasparri e Cicchitto - è quello di garantire il rispetto assoluto delle indicazioni dell'Unione europea, ai fini dell'abbattimento del debito pubblico e dell'azzeramento del deficit, e di offrire ulteriori strumenti di rigore, ma anche di equità, per favorire questo risultato». «In particolare, la nostra attenzione - prosegue la nota - si sta concentrando su proposte modificative che riguardino la correzione delle norme per tutelare i piccoli risparmiatori e quelle riguardanti le pensioni per tutelare le più basse».

«Berlusconi non mi ha ancora chiamato, se mi chiama il confronto si fa in Parlamento. Ci stiamo comportamento così per l'Italia, non per Berlusconi. Ma voteremo contro la manovra». Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, arrivato al Cairo nell'ambito della missione in Medio Oriente, spiega che la responsabilità delle opposizioni non cambierà il giudizio negativo sulla manovra economica. «Abbiamo concentrato - spiega Bersani - i nostri emendamenti in pochi punti coordinati con le opposizioni e lasciamo i meccanismi dei tempi ai presidenti delle Camere e ai gruppi, ma manteniamo il nostro giudizio sulla manovra, che non abbiamo mai condiviso, e proponiamo le nostre linee di riforma».

Pd-Udc: poche modifiche, tempi certi. Pochi emendamenti comuni, mantenendo i saldi invariati e dando certezza di tempi di approvazione della manovra: sono questi i punti centrali di un colloquio telefonico tra il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini e il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. La conversazione fa seguito all'incontro avvenuto sabato scorso a Bologna tra il leader dell'Udc e il segretario del Pd. Casini e Letta hanno concordato nell'esprimere la «massima preoccupazione» davanti agli attacchi speculativi contro i titoli di debito italiani, nonché la volontà di assumere «la massima responsabilità» di fronte a questo scenario.

Nel concreto i due hanno deciso che Udc e Pd presenteranno pochi emendamenti migliorativi, che garantiscano una invarianza dei saldi complessivi e la certezza dell'approvazione della manovra da parte dei due rami del Parlamento. Le proposte emendative comuni dovrebbero riguardare norme fiscali che garantiscano maggiore equità, il capitolo degli enti locali e misure per la crescita.

L'opposizione, cioè Pd, Idv e Udc, si impegna a presentare alla manovra finanziaria «non 5 mila ma 5 o 6 emendamenti firmati dai capigruppo. Noi chiediamo di non mettere la fiducia e licenziare la manovra in pochi giorni o ore», ha detto il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro sottolineando che «in queste ore siamo sull'orlo della bancarotta». «Credo che questo senso di responsabilità - ha spiegato Di Pietro - possa servire al mercato internazionale per far capire che un governo possibile nel nostro Paese c'è e che persone responsabili ci sono». Il messaggio per i cittadini, invece, è che «è possibile un'alternativa rispetto a questa manovra iniqua». Gli emendamenti che le opposizioni in Parlamento hanno deciso di presentare insieme alla manovra economica sono un modo per «mandare un messaggio ai mercati internazionali: state tranquilli, Berlusconi passa», ha detto ancora Di Pietro.

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Messaggio  In The Main il Mar Lug 12, 2011 9:05 am

L’Italia vista da El Pais: “Troppo grande o troppo corrotta? Rischia come la Grecia”

ROMA – Italia terra di sole, ma al centro di “una tempesta perfetta”: Miguel Mora per il quotidiano spagnolo “EL Pais” la vede così. Agli scandali, agli insulti tra ministri e alla crescente fragilità politica si sta aggiungendo la bacchettata dei mercati. E potrebbe essere molto più pericolosa di quanto ci si aspetta: il rischio per Roma è quello di un’altra Grecia, alla luce del crollo in Borsa di venerdì 8 luglio e il record dello spread Btp-Bund.
A questo punto e se davvero si verificasse uno scenario simile, si chiede El Pais, “l’Italia è troppo grande o troppo corrotta” per essere salvata? O meglio, in questo “mix diabolico di irresponsabilità politica e la debolezza economica il Paese è troppo grande per fallire o troppo corrotta per sopravvivere?”
La paura di una “punizione” del mercato all’Italia e al sistema di potere messo in piedi dal premier Silvio Berlusconi, per il quotidiano spagnolo è “palpabile”.
Per la settima potenza mondiale e per il secondo esportatore più grande d’Europa il rischio di diventare come la Grecia c’è: negli ultimi dieci anni, solo Haiti e lo Zimbabwe sono cresciuti meno dell’Italia.
“La corruzione è, in sostanza, la prima tappa del sistema di potere introdotto da Berlusconi. La seconda, complementare, è l’evasione fiscale, un jolly tollerato e talvolta incoraggiato, comprese le tre agevolazioni fiscali in nove anni, accolte come doni da parte della mafia”, scrive El Pais.
In questa Italia guidata da Berlusconi, su cui è piombata la sentenza sul Lodo Mondadori (che ha condannato la holding della famiglia Berlusconi a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti), “la decisione della corte a distanza di 20 anni certifica che Berlusconi fondò il suo impero editoriale grazie alla corruzione di un giudice: una nuova perdita di credibilità che arriva nel momento peggiore possibile”. Il presidente del consiglio ha preferito tacere sia sabato 9 luglio che domenica 10, a ridosso di questa decisione, mentre la Consob si è riunita per cercare di limitare le perdite di lunedì mattina, cercando di intervenire sulle vendite allo scoperto.
E’ un’Italia al bivio quella vista da Miguel Mora, un Paese che ha subito il duo Berlusconi-Tremonti, che ora si odiano ma per anni sono andati in coppia su ogni decisione.
“Tremonti sostiene di essere il re di moderazione e rigore, ma non è riuscito a mettere le mani sulla terza gamba “greca” che spaventa l’Europa: un debito pubblico al galoppo sopra il 120% del PIL”, scrive El Pais.

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